C'è un solo tratto che conta davvero in un colloquio: quando la porta è chiusa, questa persona prova a entrare dalla finestra?
Tutto il resto si insegna. Gli strumenti, il metodo, come si gestisce l'outbound. Quello che non si insegna è l'istinto di trovare comunque una strada quando sembra non essercene una.
Per questo ho smesso di chiedere pregi e difetti. Faccio una domanda sola:
"Raccontami di una volta in cui volevi ottenere qualcosa, ma non avevi le risorse, l'autorità o il supporto necessario. Cosa hai fatto?"
Poi ascolto come finisce la storia.
Se finisce con una colpa che non è sua, ho già la risposta. "Non avevo le risorse." "Non dipendeva da me." "Nessuno mi ha aiutato." Una storia che si ferma davanti a una porta chiusa racconta una persona che si ferma davanti alle porte chiuse.
Per tutti gli altri, due domande di approfondimento.
1. Cosa hai fatto TU? Non il team, non il noi. L'iniziativa personale si nasconde nel pronome, e si sente subito quando qualcuno racconta il lavoro di qualcun altro come fosse il proprio.
2. Quante volte ci hai provato prima di riuscirci? Un tentativo è fortuna, tre tentativi sono iniziativa vera.
Ruba questa domanda. Usala al prossimo colloquio, poi resta in silenzio e ascolta il pronome.
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