Inizialmente avevo pensato di scrivere una guida pratica su come configurare più SSID associati a VLAN differenti utilizzando OpenWrt (via LuCI). Poi, però, ho iniziato ad approfondire l'argomento e... è andata a finire come al solito. Ci sono semplicemente troppi concetti da chiarire prima. Prometto che le prossime parti saranno finalmente dedicate alla configurazione pratica.
Questa parte interesserà probabilmente soprattutto chi vive nell'Unione Europea, e ancora di più chi vive in Italia. Farò infatti riferimento alla normativa europea per spiegare brevemente come gli Internet Service Provider (ISP) forniscono il servizio Internet e, in particolare, come gestiscono l'apparecchiatura che installano nelle nostre case. Vivendo in Italia, ho avuto modo di familiarizzare con alcune particolarità del mercato italiano.
Oggi si parla molto della privacy di smartphone, computer, applicazioni e sistemi operativi. Ma quando si comincia davvero a interessarsi alla privacy, al networking e a capire che fine fanno i propri pacchetti una volta usciti dal computer, prima o poi l'attenzione finisce inevitabilmente su quel dispositivo che se ne sta silenzioso in un angolo della casa...
Questa guida è pensata per chi vuole capire davvero come funziona la propria rete domestica e prenderne il controllo utilizzando un router compatibile con OpenWrt.
OpenWrt non è propriamente uno strumento per chi parte completamente da zero, ma è molto meno complicato di quanto possa sembrare. Inoltre dispone di un'interfaccia web (LuCI) che rende la configurazione decisamente più accessibile.
Se sei arrivato fin qui, probabilmente possiedi già un router compatibile con OpenWrt oppure stai pensando di acquistarne uno. Magari negli anni hai raccolto qualche nozione di networking qua e là e senti che è arrivato il momento di fare un passo in più, ma hai ancora qualche dubbio. Oppure hai paura di modificare qualcosa perché temi di rompere la connessione o di fare qualcosa che il tuo ISP non permette.
Ho scritto questa guida perché mi sono ritrovato a raccogliere informazioni sparse tra decine di fonti diverse e ho pensato che valesse la pena riunirle in un unico posto.
Credo anche che gli Internet Service Provider dovrebbero essere molto più trasparenti riguardo ai servizi e alle apparecchiature che offrono e non dovrebbero mai limitare la libertà dei clienti di scegliere il proprio router o di cambiare operatore. Quando questo non accade, per fortuna esiste una comunità di persone che condivide conoscenze ed esperienze. Questo articolo vuole essere un piccolo contributo a quella comunità.
Per i lettori italiani, spero che questa guida possa essere utile per capire quali domande fare e quali aspetti valutare prima di scegliere o cambiare operatore Internet.
In questa parte parlerò di:
Parte 0
├ Cosa il tuo ISP può (e non può) pretendere
├ OpenWrt
├ Come arriva Internet a casa
└ ONT, modem e router: che differenza c'è?
1. Internet Service Provider e normativa europea
ISP è l'acronimo di Internet Service Provider, cioè l'operatore che fornisce l'accesso a Internet.
Quando si vuole una connessione Internet a casa, invece di affidarsi alla rete mobile (che spesso offre meno traffico disponibile, una copertura meno stabile e velocità inferiori), il primo passo è capire quali operatori sono disponibili nella propria zona.
Nella maggior parte dei casi la scelta non è enorme, ma avere a disposizione tre, quattro o cinque operatori è piuttosto comune. In generale, più grande è la città in cui vivi, maggiori saranno le alternative.
Nell'Unione Europea il mercato delle telecomunicazioni è regolato da norme sulla concorrenza e sulla tutela dei consumatori. L'obiettivo è semplice: quando hai bisogno di un servizio, in questo caso dell'accesso a Internet, devi poter scegliere tra più operatori che competano tra loro su prezzo, velocità e servizi offerti.
Non tutte le offerte "Internet casa a 27,99 € al mese" sono uguali.
1.1 L'accesso a Internet è un mercato un po' particolare
Dal punto di vista economico, il servizio di accesso a Internet è un bene piuttosto particolare.
L'infrastruttura fisica su cui si basa presenta molte caratteristiche tipiche di un monopolio naturale, proprio come la rete ferroviaria, quella elettrica o quella stradale. Costruire questa infrastruttura richiede investimenti enormi, motivo per cui duplicarla completamente per ogni operatore sarebbe economicamente irrealistico.
Con "servizio Internet" mi riferisco all'infrastruttura e ai servizi che consentono di accedere alla rete globale, non al World Wide Web, cioè ai siti web, alle applicazioni e ai contenuti disponibili online.
Internet non è composta da un unico gigantesco cavo che collega tutto il pianeta, ma lo stesso principio vale per gran parte della rete.
Le dorsali nazionali e internazionali, le reti in fibra ottica e perfino molte infrastrutture wireless richiedono investimenti enormi. Per questo motivo è molto comune che operatori diversi condividano parte dell'infrastruttura oppure si affittino reciprocamente l'accesso alla rete, invece di costruirne una completamente nuova.
In altre parole, la concorrenza esiste, ma spesso riguarda il servizio commerciale più che l'infrastruttura fisica sottostante.
Questo rende il mercato decisamente più complesso e, in molti casi, mette il cliente in una posizione di svantaggio informativo.
1.2 Cambiare operatore in Italia
In Italia i principali operatori di rete fissa sono TIM, Vodafone, Fastweb e WindTre.
Le norme europee sulla concorrenza non garantiscono soltanto la libertà di scegliere un operatore quando si sottoscrive un contratto, ma anche quella di cambiarlo successivamente senza dover affrontare penali irragionevoli, anche nel caso in cui si stiano utilizzando apparecchiature fornite dall'operatore stesso.
Queste tutele sono recepite e applicate da AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni).
Uno dei principi fondamentali è che, quando si decide di cambiare operatore, i costi di migrazione o di cessazione del contratto non possono superare il valore del canone mensile medio oppure i costi realmente sostenuti dall'operatore, scegliendo l'importo più basso tra i due.
Inoltre, gli operatori non possono pretendere la restituzione indiscriminata di tutti gli sconti promozionali applicati durante il contratto: qualsiasi eventuale rimborso deve essere proporzionato ed equo.
Non è sempre stato così.
Fino a qualche anno fa alcuni operatori rendevano il cambio di gestore estremamente oneroso imponendo costi di recesso molto elevati, scoraggiando di fatto la concorrenza.
Fin qui tutto molto bello. Ma c'è un dettaglio interessante.
Gli utenti possono continuare a pagare le rate residue relative ai beni o ai servizi acquistati anche dopo aver esercitato il recesso, purché il piano di rateizzazione non superi i 24 mesi. (Charges for terminating contract)
Ed è proprio qui che nasce una domanda interessante. Di quale bene stiamo parlando?
Se il contratto per il servizio Internet è stato chiuso e il cliente è passato a un altro operatore, il servizio non esiste più. Che cosa rimane allora da pagare? La risposta è: l'apparecchiatura fornita dall'ISP.
1.3 L'apparecchiatura fornita dal tuo operatore
L'apparecchiatura fornita dall'operatore.
Per un normale utente domestico significa quasi sempre un modem, un router (oppure un unico dispositivo che integra entrambe le funzioni) e qualche cavo. MA... Se non stiamo parlando di un'azienda con armadi rack pieni di apparati di rete, che tipo di dispositivo così costoso stiamo pagando a rate per ben 24 mesi? Ed ecco che entra in scena il protagonista di questo articolo:
il router fornito dall'ISP.
1.4 Il modem TIM da 240 euro
Prendiamo come esempio una delle attuali offerte fibra di TIM (20 lug 2026).
Aprendo la sezione Dettagli costi, compare questa voce:
MODEM TIM HUB+ (per tecnologia FTTC), MODEM TIM HUB Pro (per tecnologia FTTH)
240€ rateizzati in 48 rate mensili da 5€.Nei primi 24 mesi dall’attivazione dell’offerta ti sarà applicato uno sconto di 5€/mese sull’acquisto del modem, pertanto, il costo complessivo del prodotto sarà di 120€ anziché 240€. (Source accessed 10/07/2026, free translation)
In caso di recesso prima di 48 mesi saranno dovute le rate mancanti del modem TIM (unicamente quelle a titolo oneroso e non quelle in promo).
A prima vista 240 € non sono necessariamente un prezzo assurdo. Un buon gateway domestico (cioè un dispositivo che integra ONT e router) può tranquillamente costare quella cifra. Il punto, però, è un altro.
Vale davvero 240 €? E, soprattutto: è davvero il dispositivo che vuoi acquistare?
Guardiamo la scheda tecnica.
Tre porte LAN. Una porta WAN. Wi-Fi dual band. E poi? Che processore monta? Quanta memoria RAM ha? Quanta storage? Quale chipset Wi-Fi utilizza? Supporta OpenWrt?
Come dovrebbe un cliente capire se il dispositivo vale davvero quella cifra con una scheda tecnica così scarna? Probabilmente nessuno comprerebbe spontaneamente un router da 240 € in un negozio online se la descrizione si limitasse a queste informazioni.
E non perché sia necessariamente un cattivo dispositivo. Potrebbe anche essere un ottimo gateway.
Il problema è che il cliente non dispone delle informazioni necessarie per valutarlo consapevolmente.
1.5 Hai il diritto di usare il tuo router
Ed è qui che entra in gioco la normativa europea. Il diritto dell'Unione Europea tutela la libertà degli utenti di scegliere l'apparecchiatura con cui accedere a Internet.
In base al Regolamento (UE) 2015/2120 sull'accesso a Internet aperta, gli operatori non possono obbligarti a utilizzare il loro router, purché il dispositivo scelto sia compatibile con la loro rete e rispetti i requisiti tecnici previsti.
In pratica, questo significa che l'operatore:
- non può rifiutarsi di collegare un dispositivo scelto dal cliente se conforme agli standard tecnici;
- non può applicare costi aggiuntivi né degradare la qualità del servizio perché utilizzi un router diverso dal suo;
- deve fornire tutte le informazioni tecniche necessarie per configurare un router alternativo;
- se il router fornito integra anche l'ONT per una connessione FTTH, deve consentire al cliente di richiedere un ONT esterno.
Naturalmente non posso parlare dell'esperienza di tutti gli operatori. Nel mio caso utilizzo Fastweb. Quando ho attivato la linea mi sono stati forniti due dispositivi distinti:
- un ONT;
- un router.
Del router Fastweb non faccio uso. Utilizzo invece il mio router personale, mentre continuo a usare l'ONT fornito dall'operatore, perché è il dispositivo che termina la connessione in fibra ottica. Ed è una configurazione comune, oltre che, nella maggior parte dei casi, la soluzione migliore.
A questo punto dovrebbe essere chiaro un concetto fondamentale.
Utilizzare la propria apparecchiatura di rete non è un favore concesso dall'operatore, ma un diritto riconosciuto dalla normativa europea. Se il router fornito dal tuo ISP non ti soddisfa, non sei obbligato a usarlo. Puoi scegliere liberamente il tuo router.
Ed è proprio qui che entra in gioco OpenWrt.
2. Router con OpenWrt
OpenWrt è un sistema operativo Linux progettato per dispositivi embedded. Invece di offrire un firmware chiuso e statico, mette a disposizione un filesystem completamente scrivibile e un sistema di gestione dei pacchetti. In questo modo non sei più limitato alle applicazioni e alle configurazioni decise dal produttore, ma puoi personalizzare il dispositivo installando il software che preferisci. (OpenWrt GitHub Repo)
In altre parole, OpenWrt è semplicemente un sistema operativo, proprio come Debian, Windows o macOS. I router moderni non sono altro che piccoli computer. Hanno un processore, memoria RAM e memoria di archiviazione. Per molti aspetti sono paragonabili a un Raspberry Pi.
Personalmente preferisco Debian sul mio PC perché mi permette di avere il pieno controllo del sistema. Per lo stesso motivo utilizzo OpenWrt sul router: mi consente di configurare la mia rete domestica esattamente come desidero.
2.1 Qualsiasi router può eseguire OpenWrt?
No. Essendo un sistema operativo, OpenWrt ha bisogno di hardware compatibile. Come qualsiasi computer, anche un router deve avere:
- un processore (CPU) che esegue le istruzioni;
- memoria RAM per eseguire il sistema operativo;
- memoria flash dove conservare il firmware, la configurazione e gli eventuali pacchetti installati.
E, proprio come accade con i PC, l'architettura del processore è fondamentale. Un sistema operativo deve essere compilato per la CPU su cui verrà eseguito.
Ad esempio, non è possibile installare una versione di Debian compilata per processori x86 su un Mac con Apple Silicon, perché appartengono ad architetture completamente diverse. Lo stesso vale per i router. Non tutti i modelli sono compatibili con OpenWrt.
Ed è proprio questo il motivo per cui, poco fa, criticavo la scheda tecnica del gateway TIM. Sapere soltanto che il dispositivo ha tre porte LAN e il Wi-Fi dual band dice ben poco.
Prima di iniziare a configurare un router "intelligente", però, è necessario chiarire un'altra cosa.
Che cosa stiamo realmente configurando? La rete? Il Wi-Fi? Internet? La LAN? La WAN? Che ruolo ha il router? A cosa si collega? E che cosa si collega al router?
La prossima sezione servirà proprio a rispondere a queste domande.
3. Come il tuo ISP ti collega a Internet
WAN è l'acronimo di Wide Area Network. Per semplificare, puoi pensarla come "il resto del mondo", ovvero Internet.
Quando a casa ti colleghi al Wi-Fi, il tuo obiettivo è quasi sempre uno solo: raggiungere Internet senza utilizzare la connessione dati del telefono e, possibilmente, con una copertura e prestazioni migliori.
A fornirti questo accesso è il tuo Internet Service Provider (ISP). Ma in che modo arriva Internet fino a casa? Esistono due possibilità: via cavo oppure via radio.
3.1 Internet senza fili (FWA)
"Wireless" non significa che il router comunica via Wi-Fi direttamente con la sede del tuo operatore. Nel caso della Fixed Wireless Access (FWA), la connessione avviene tramite onde radio trasmesse dalle antenne dell'ISP. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi:
"Quindi è semplicemente Internet mobile?"
In parte sì. Sia la rete mobile sia la FWA utilizzano onde radio, ma hanno scopi diversi. La rete mobile è progettata per dispositivi in movimento, come smartphone e tablet.
La FWA, invece, è pensata per un punto fisso. Sul tetto o sul balcone dell'abitazione viene installata un'antenna orientata verso una specifica stazione radio dell'operatore. Questo permette di ottenere una connessione generalmente più stabile rispetto a quella di uno smartphone, anche se, nella maggior parte dei casi, non raggiunge le prestazioni della fibra ottica. La FWA è particolarmente diffusa nelle aree rurali o dove non è ancora arrivata una rete cablata.
3.2 Internet via cavo
Quando invece la connessione arriva tramite un cavo, le tecnologie più diffuse sono due.
- FTTH (Fiber To The Home), cioè fibra ottica fino all'abitazione.
- DSL, che utilizza il tradizionale doppino telefonico in rame.
Esiste anche una soluzione intermedia chiamata FTTC (Fiber To The Cabinet). In questo caso la fibra arriva fino all'armadio stradale più vicino, mentre l'ultimo tratto verso casa continua a utilizzare il vecchio doppino telefonico. È interessante notare che la disponibilità della fibra dipende molto dalla posizione geografica.
Può capitare che un edificio sia già raggiunto dalla fibra ottica mentre quello di fronte debba ancora affidarsi alla DSL o alla FWA.
3.3 FTTH: la fibra arriva dentro casa
Quando hai una connessione FTTH, il cavo in fibra ottica entra direttamente nella tua abitazione e termina in un dispositivo chiamato ONT (Optical Network Terminal).
ISP
│
Fiber
│
─────────────── Street
│
Fiber
│
🏠 Your home
│
ONT
│ Ethernet
Router
Se vivi in un condominio, la disponibilità della FTTH dipende dal fatto che l'edificio sia stato collegato oppure no alla rete in fibra. Nel mio caso, fortunatamente, lo era.
4. ONT, modem e router
Quando ho attivato la mia linea Fastweb, il tecnico ha portato la fibra ottica fino al mio appartamento. Una volta terminato il lavoro, mi sono ritrovato con due "scatole". La prima era collegata direttamente al cavo in fibra. La seconda era collegata alla prima tramite un normale cavo Ethernet.
Nel mio caso erano due dispositivi distinti, anche se in molte installazioni possono essere integrati in un unico apparato.
Prima di capire che cosa faccia ciascuno di essi, conviene dare un'occhiata allo schema generale.
4.1 ONT e modem: sono la stessa cosa?
No.
Il primo dispositivo, quello in cui arriva la fibra ottica, è un ONT (Optical Network Terminal). Non è corretto chiamarlo né router né modem, anche se spesso gli operatori usano questi termini in modo piuttosto disinvolto. Un modem prende il proprio nome da MOdulator-DEModulator.
Il suo compito è convertire i dati digitali in un segnale adatto al mezzo trasmissivo utilizzato e compiere l'operazione inversa quando riceve dati. L'ONT svolge un ruolo simile, ma specifico per la fibra ottica.
Converte infatti il segnale luminoso proveniente dalla fibra in normali frame Ethernet, che possono essere gestiti dal router. In altre parole, rappresenta il punto di collegamento tra la rete ottica del tuo operatore e la rete Ethernet di casa.
4.2 Il router
Il secondo dispositivo è il router. Per capire il suo ruolo, immagina di collegare direttamente il cavo Ethernet proveniente dall'ONT al tuo computer.
Se il tuo operatore non richiede ulteriori forme di autenticazione, il computer riceverebbe direttamente un indirizzo IP pubblico e potrebbe navigare su Internet. Ma cosa succederebbe se volessi collegare anche lo smartphone? O la Smart TV? O un altro computer?
Dovresti continuare a scollegare e ricollegare il cavo ogni volta. È esattamente questo il problema che il router risolve. Il router si collega a Internet tramite la porta WAN e crea la tua rete locale (LAN).
Oltre a questo:
- assegna indirizzi IP privati ai dispositivi della rete tramite DHCP;
- instrada il traffico tra LAN e Internet;
- esegue la Network Address Translation (NAT);
- protegge la rete locale tramite un firewall;
- e, nella maggior parte dei router domestici, fornisce anche la rete Wi-Fi grazie al punto di accesso integrato.
In poche parole, il router è il direttore del traffico della tua rete domestica.
Se invece il tuo operatore ti ha fornito un solo dispositivo — come nel caso dell'offerta TIM vista in precedenza — significa che ONT e router sono integrati nello stesso apparato.
Questo comporta una conseguenza importante. Non puoi semplicemente scollegarlo e sostituirlo con un router qualsiasi.
Hai due possibilità:
- utilizzare un gateway che integri anch'esso un ONT compatibile con la tecnologia utilizzata dal tuo operatore;
- oppure, molto più comunemente, richiedere un ONT esterno e collegare a quello il tuo router personale.
Ed è proprio qui che torna in gioco la normativa sul Modem Libero. Se l'ONT è integrato nel router fornito dall'operatore, il cliente ha il diritto di richiedere l'installazione di un ONT esterno, così da poter utilizzare liberamente il proprio router.
Considerate le condizioni di scenario tecnologico e di mercato attuale, per le offerte in tecnologia FTTH, è ammessa la restrizione in materia di scelta dell’ONT a condizione che la stessa non sia integrata con il router. Nel caso in cui l’offerta preveda una ONT integrata con il router, deve essere sempre possibile per l’utente richiedere la fornitura e l’installazione di una ONT esterna. In tal caso, la volontà dell’utente di avere una ONT esterna (funzionale alla libera scelta del terminale) dev’essere accertata esplicitamente già in sede di conclusione del contratto. Inoltre, qualora l’utente nel corso dell’esecuzione del contratto decida successivamente di volere usare un proprio apparato, i tempi di installazione dell’ONT esterna dovranno essere tempestivi (segnatamente, entro 5 giorni lavorativi).AGCOM: In caso di servizio fornito con tecnologia FTTH (Fiber To The Home), l’operatore può imporre l’utilizzo di una specifica ONT (Optical Network Termination)?
L'operatore è tenuto a effettuare l'installazione senza ritardi ingiustificati e, secondo le indicazioni di AGCOM, entro cinque giorni lavorativi.
Nello schema precedente ho mostrato come sono collegati tra loro ISP, ONT e router. Ho anche accennato al fatto che è l'ISP ad assegnare un indirizzo IP al router.
Ma come funziona davvero questo meccanismo? La risposta è meno banale di quanto sembri.
Nella prossima parte seguirò i primi istanti di vita del router sulla rete dell'operatore: vedremo come ottiene il suo indirizzo IP tramite DHCP, come funziona il NAT e perché molti utenti oggi si trovano dietro il Carrier-Grade NAT (CGNAT).











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