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Michele GeoTapp
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Posted on • Originally published at geotapp.com

Non risulta l’intervento: i ricavi che spariscono nelle pulizie senza prove

Facciamo un esercizio, di quelli scomodi. Pensa all’ultimo anno di lavoro. Quante volte un cliente ha contestato una fattura? Quante volte hai concesso uno sconto solo “per chiudere la questione”, senza che ci fosse un errore vero dalla tua parte? Quante volte hai fatturato meno di quanto prevedeva il contratto perché tanto “certe cose non si riescono a dimostrare”? Se hai gestito più di una decina di cantieri in dodici mesi, la risposta a tutte e tre le domande non è zero. Non può esserlo.

E non lo è perché i tuoi clienti siano disonesti, o perché il tuo lavoro venga fatto male. Lo è perché hai operato dentro un sistema in cui la prova dell’intervento poggia su appoggi fragili: un foglio firma, una memoria, una foto sul telefono di qualcuno. Quella fragilità, giorno dopo giorno, genera perdite che non finiscono mai in una voce di bilancio, e proprio per questo continuano indisturbate.

Impresa di pulizie ricavi che spariscono senza prove


I tre modi in cui i ricavi se ne vanno

Un’impresa di pulizie perde ricavi in tre modi, e fanno sempre più rumore i primi due. Il primo è il più evidente: il cliente non paga, si finisce in contenzioso, e a quel punto almeno lo sai. Il secondo è già più discreto: il cliente contesta, tu non hai una prova rapida da mettere sul tavolo, e la cosa si chiude con uno sconto che chiami “gesto commerciale” per non chiamarlo perdita. Il terzo non lo nota quasi nessuno: a un certo punto smetti di fatturare certi supplementi, certi extra, certi interventi aggiuntivi, perché tanto “sono difficili da dimostrare” e non hai voglia di litigare per ognuno.

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Il secondo e il terzo modo, messi insieme, sono quella che si può chiamare la dispersione silenziosa. Non compare da nessuna parte come voce negativa, eppure è lì, ben visibile a chi sa dove guardare: è la distanza tra quello che i tuoi contratti dovrebbero rendere e quello che rendono davvero. Per un’impresa di medie dimensioni quella distanza vale qualche migliaio di euro l’anno. Spesso parecchio di più. E la cosa più beffarda è che non la vedi mai scritta da nessuna parte, perché ogni singolo episodio, da solo, sembra troppo piccolo per meritare una riga.


Quando “non risulta” diventa un’abitudine

La frase “non risulta l’intervento” è pericolosa non tanto per il danno che fa la prima volta, ma per quello che insegna. Se funziona, se cioè il cliente riesce a non pagare o a pagare meno senza incontrare resistenza, da quel momento è uno strumento che ha imparato a usare, e gli strumenti che funzionano si riusano. La contestazione successiva arriverà con meno fatica: a fine anno quando si rinegozia il contratto, dopo che hai ritoccato la tariffa, in un momento di tensione qualunque. Ogni volta che gli conviene mettere in dubbio la tua parola, lo farà, e ogni volta sarà un po’ più sciolto nel farlo.

Il punto è che non è una questione di clienti cattivi. È che hai lasciato aperta una porta, e c’è gente che le porte aperte le attraversa. Toglierla di mezzo, quella porta, conviene a tutti, anche al rapporto con il cliente onesto, che a quel punto non ha nemmeno la tentazione.


I cantieri che, di nascosto, finanziano le tue perdite

Scorri mentalmente la lista dei tuoi cantieri. Ce ne sono tre o quattro in cui la prova dell’intervento è particolarmente fragile, e probabilmente li hai già in mente mentre leggi: le pulizie notturne, gli interventi nei giorni festivi, le sedi in cui il referente del cliente cambia ogni due mesi, i condomini dove non c’è mai nessuno che firmi niente. Quei cantieri sono i punti in cui il tuo margine è più esposto. Non perché il lavoro non venga fatto, viene fatto eccome, ma perché quando arriva la contestazione non hai una risposta pronta e documentata, e una risposta che non arriva subito vale la metà.

La soluzione, va detto chiaro, non è rinunciare a quelle pulizie. Quei contratti spesso sono buoni, e il cliente serale non ha colpe. La soluzione è avere su tutti i cantieri, nessuno escluso, la stessa identica qualità di prova: una documentazione automatica, geolocalizzata, marcata nel tempo, che non dipenda da chi si è ricordato di firmare. Quando una prova così esiste, la formula “non risulta” smette di funzionare, perché contro un dato preciso non c’è interpretazione che tenga. Non stai accusando nessuno: stai semplicemente togliendo l’ambiguità, e l’ambiguità era l’unica cosa che ti costava soldi.

Hai mai provato a fare il conto, quello vero, di quanto hai lasciato sul tavolo nell’ultimo anno tra contestazioni e sconti non dovuti? Scrivilo nei commenti: i numeri reali, in questi casi, sono quasi sempre più alti di quelli che si era immaginato. E se vuoi vedere come una documentazione automatica chiude la dispersione silenziosa, dai un’occhiata a GeoTapp Flow.


Pubblicato originariamente su geotapp.com/blog

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