Il caso Brexit è il prototipo della ingerenza russa nelle democrazie europee — non per la sua scala, ma per la sua eleganza strategica: finanziamento occulto, disinformazione digitale, collusione con attori politici domestici, e un'indagine istituzionale deliberatamente soffocata.
I canali dell'ingerenza
Finanziamento. Arron Banks, il più grande donatore della campagna Leave (£8,4 milioni), ha avuto almeno una dozzina di incontri con funzionari dell'ambasciata russa a Londra — molti più della "singola colazione alcolica" che aveva inizialmente ammesso. La sua compagnia assicurativa, Southern Rock, era tecnicamente insolvente prima di ricevere un'iniezione di £77 milioni da una società collegata, per poi iniziare a fare donazioni politiche massicce. La Commissione Elettorale ha avuto "ragionevoli motivi di sospettare che Banks non fosse la vera fonte" dei fondi.
Disinformazione. Twitter ha identificato 3.841 account russi affiliati all'Internet Research Agency che hanno inviato oltre 10 milioni di tweet, con un "blitz di un giorno" il giorno stesso del referendum. Uno studio ha stimato che i bot automatizzati potrebbero essere stati responsabili di circa 1,76 punti percentuali del voto Leave — in un referendum deciso per il 3,8%. RT e Sputnik hanno avuto più reach su Twitter per contenuti anti-UE di quanto non avessero Vote Leave o Leave.EU.
Collusione politica. Il rapporto del Comitato per l'Intelligence e la Sicurezza del Parlamento britannico (ISC) ha documentato come Matthew Elliott, CEO di Vote Leave, fosse membro fondatore dei "Conservative Friends of Russia" e oggetto di interesse per un'agente russa. Boris Johnson, poco dopo avere appoggiato il Leave, ha cenato con Evgeny Lebedev, figlio di un oligarcha russo.
Il coperchio: negazione istituzionale
Il dato più rilevante non è l'ingerenza in sé, ma la risposta britannica. Il rapporto ISC, completato nel marzo 2019, è stato bloccato da Boris Johnson — divenuto primo ministro nel frattempo — fino a dopo le elezioni generali. Quando finalmente pubblicato, era così pesantemente redatto da risultare "pressoché privo di significato".
Il rapporto stesso denuncia questa omissione: "Non ci è stata fornita alcuna valutazione post-referendum dei tentativi di interferenza russa — in netto contrasto con la risposta statunitense alle accuse di interferenza nelle elezioni presidenziali del 2016".
Perché questo coperchio? Come ha notato il CSIS, il governo britannico appare "in stato di negazione" perché ammettere l'ingerenza mette in discussione la legittimità del governo stesso e del suo programma, entrambi derivati dal referendum.
La lezione per l'Italia
Il caso Brexit anticipa il pattern che poi si ripete in Italia: finanziamento opaco attraverso strutture parallele (la fondazione Generazione Xa di Vannacci), disinformazione digitale mirata, collusione con figure politiche radicali, e — soprattutto — una indifferenza o complicità delle istituzioni nel volgere lo sguardo altrove.
La differenza è che nel Regno Unito l'ingerenza ha avuto successo: ha contribuito a una decisione storica. In Italia, al momento, ha solo contribuito a polarizzare il dibattito. Ma la struttura è la stessa: la Russia non cerca di comprare interi sistemi politici, ma di scommettere su figure radicali che possano smontare l'ordine europeo dal dentro — con o senza il consenso delle istituzioni.
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