DEV Community

Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

Posted on

Distopia per grandina che tu sia

Il Dialogo dei Disinformati

(in stile Benni)


SCENA: Un bar all'angolo di una piazza italiana. Sono le undici di mattina. C'è un vecchio televisore sopra il bancone che trasmette un talk show politico. Tre personaggi siedono a un tavolo rotondo: il PROFESSORE, l'OPERAIO, e la SIGNORA. Tutti e tre guardano il televisore con espressioni diverse.


PROFESSORE (sorseggiando un caffè corretto, senza guardare il bicchiere, guardando il televisore)

Guarda lì. Guarda quel tizio. Parla di denazificazione. Di civiltà cristiana. Di sovranità. Ha imparato a memoria il vocabolario di Mosca come noi imparavamo la poesia di Pascoli alle elementari. Solo che Pascoli parlava di rondini, e lui parla di carri armati.

OPERAIO (con un panino al prosciutto in mano, ma non lo mangia)

Ma scusi, professore, lei che ne sa? Magari ha ragione lui. Magari l'Ucraina è piena di nazisti. Me l'ha detto anche mio cugino su WhatsApp. Ha mandato un video. C'era un tipo con la svastica tatuata.

PROFESSORE

Tu hai visto un tipo con la svastica. Io ho visto un presidente ebreo eletto con il settantatré per cento dei voti. Tu hai visto un video. Io ho visto i campi di filtrazione a Bucha. Ma il tuo cugino su WhatsApp è un geopolitico riconosciuto, immagino. Ha fatto Harvard? No, ha fatto il geometra a Vigevano. Eppure tu gli credi.

SIGNORA (che fino a quel momento leggeva il giornale, senza alzare gli occhi)

Mio marito dice che Putin è l'unico che difende i valori. I valori, capite? La famiglia. La patria. La religione. Lui va in chiesa ogni domenica, mio marito. Dopo aver giocato al Gratta e Vinci.

PROFESSORE

I valori. Certo. Putin difende i valori come il lupo difende il gregge. Solo che il lupo, almeno, non si veste da pastore. Putin invece sì. Si veste da pastore, da patriarca, da salvatore della civiltà. E voi gli credete. Voi credete che un uomo che ha fatto imprigionare, avvelenare, buttare giù dalle scale chiunque lo critichi, sia il difensore della libertà. È come credere che il boia sia il presidente del comitato per i diritti umani.

OPERAIO (mangiando finalmente un morso di panino, parlando con la bocca piena)

Ma allora perché ce lo dicono tutti? Se fosse solo il cugino di mia moglie, capirei. Ma ce lo dicono in televisione. Ce lo dicono i generali. Ce lo dice Vannacci. Lui è generale, mica uno qualsiasi. Ha fatto le guerre. Ha visto cose.

PROFESSORE

Vannacci. Ah, Vannacci. L'uomo che ha fatto il militare a Mosca durante l'invasione, che ha intessuto ottime relazioni con le autorità russe, che ha scritto un libro dove dice di preferire Putin a Zelens'kij, e che ora viene in televisione a spiegarci che bisogna accettare le condizioni russe per la pace. E voi lo applaudite. Voi applaudite un uomo che ha fatto il suo mestiere di soldato in un paese nemico, e che è tornato a casa per farci la propaganda di quel paese. Se fosse successo nel '43, avreste applaudito un generale italiano che tornava da Berlino a spiegarvi che Hitler aveva ragione?

SIGNORA (chiudendo il giornale, finalmente)

Lei è esagerato, professore. Vannacci dice cose sensate. Dice che la guerra è un disastro. Dice che è meglio una sconfitta oggi che una disfatta domani. Questo è pragmatismo, mica fascismo.

PROFESSORE

Pragmatismo. La parola magica. Il pragmatismo di chi dice: "Siccome il bullo mi ha preso il quaderno, glielo regalo anche il penna, così magari mi lascia in pace." Il pragmatismo di chi, nel '38, diceva: "Siccome Hitler vuole i Sudeti, glieli diamo, così evitiamo la guerra." E poi? Poi è arrivata la guerra lo stesso. Perché il pragmatismo con i fascisti non funziona. I fascisti non rispettano i pragmatici. Li mangiano. E sputano le ossa.

(Il televisore cambia scena. Ora c'è un altro ospite, un commentatore che parla di NATO, espansione, provocazione.)

OPERAIO

Però ha ragione quando dice che la NATO si è espansa. Me l'hanno spiegato anche a me. La NATO è arrivata fino ai confini della Russia. Se il Messico si alleasse con la Russia, gli Stati Uniti non reagirebbero?

PROFESSORE

La NATO non è arrivata. È stata invitata. La Polonia ha chiesto di entrare. La Estonia ha chiesto di entrare. L'Ucraina ha chiesto di entrare. Perché? Perché avevano paura della Russia. Perché avevano visto cosa faceva la Russia ai vicini. La NATO non è un impero che conquista. È un club di paesi spaventati che cercano protezione. E tu paragoni questo al Messico che si allea con la Russia. Ma il Messico non ha paura degli Stati Uniti. Non ha visto gli americani invadere il Guatemala, deportare i bambini, costruire campi di filtrazione. Gli ucraini invece sì. Hanno visto i russi fare tutto questo. E per questo hanno chiesto di entrare nella NATO. Non è complicato. Basta volerlo capire.

SIGNORA (con un tono leggermente irritato)

Lei è sempre dalla parte degli altri, professore. Mai dalla parte dell'Italia. L'Italia ha i suoi interessi. L'Italia ha bisogno di gas. L'Italia ha bisogno di commerci. L'Italia non può permettersi di fare la guerra per gli ucraini.

PROFESSORE

L'Italia. L'Italia. Senti come suona questa parola in bocca a chi non sa neanche dove sia l'Ucraina sulla carta geografica. L'Italia ha bisogno di gas? Certo. E per questo dobbiamo vendere la nostra anima? Per questo dobbiamo guardare dall'altra parte mentre un paese viene distrutto? L'Italia ha bisogno di commerci? D'accordo. Ma con chi? Con un paese che ha invaso il suo vicino, che ha commesso crimini di guerra, che ha costruito un sistema di propaganda che infiltra i nostri partiti, i nostri giornali, i nostri talk show? Questo è il commercio che vuoi? Il commercio con il diavolo? Perché il diavolo, si sa, paga bene. Ma poi ti chiede l'anima. E tu, signora, sei pronta a vendergliela?

(Silenzio. L'OPERAIO finisce il panino. La SIGNORA riapre il giornale, ma non legge. Il PROFESSORE finisce il caffè.)

OPERAIO (a bassa voce, quasi a se stesso)

Mio nonno era partigiano. Ha combattuto i fascisti. Mi ha raccontato che all'inizio nessuno ci credeva. Dicevano: "Mussolini ha fatto anche cose buone." "Almeno i treni arrivavano in orario." "Meglio lui che il caos." E poi? Poi sono arrivati i rastrellamenti. I campi. La guerra. E allora hanno capito. Ma era tardi.

PROFESSORE (guardando l'OPERAIO con un'espressione diversa, quasi tenera)

Tuo nonno era un uomo saggio. E tu, che hai il sangue di un uomo saggio, stai qui a ripetere le stesse scuse che sentivano lui. "Mussolini ha fatto cose buone." "Putin difende i valori." "Meglio la pace che la guerra." La pace a ogni costo non è pace. È resa. E la resa ai fascisti non porta pace. Porta solo più guerra. Tuo nonarlo lo sapeva. Tu dovresti saperlo.

SIGNORA (senza alzare gli occhi dal giornale, ma con voce più bassa)

Mio padre invece era fascista. Non per cattiveria. Per paura. Per conformismo. Perché tutti lo erano. E poi, quando è finita, ha fatto finta di niente. Ha detto: "Io non sapevo." Ma sapeva. Tutti sapevano. Solo che faceva comodo non sapere.

(Altro silenzio. Il televisore continua a blaterare. Qualcuno nel talk show parla di "mondo multipolare" e di "fine dell'egemonia occidentale".)

PROFESSORE

Ecco. Il mondo multipolare. La fine dell'egemonia. Le parole che piacciono a chi non sa cosa significhino. Il mondo multipolare significa che invece di avere una democrazia che fa le regole, ne hai cinque che si spartiscono il bottino. E tu credi di essere uno dei cinque. Ma non lo sei. Sei il bottino. L'Italia, in un mondo multipolare, non è un polo. È una meridiana. Una di quelle cose che indicano l'ora ma non la decidono.

OPERAIO

Allora che facciamo, professore? Restiamo qui a guardare?

PROFESSORE

No. Non restiamo a guardare. Prima di tutto, smettiamo di credere a chi ci racconta favole. Smettiamo di credere che la Russia sia la difensora della civiltà cristiana mentre bombarda chiese in Ucraina. Smettiamo di credere che Vannacci sia un pragmatico mentre chiede di accettare le condizioni di chi ha invaso un paese sovrano. Smettiamo di credere che la pace si conquisti arrendendosi. E poi? Poi leggiamo. Poi informiamoci. Poi andiamo a votare sapendo chi è stato a Mosca, chi ha firmato accordi con Putin, chi ha preso soldi o promesse da chi ci vuole deboli. E soprattutto, poi ricordiamo. Ricordiamo che il fascismo non è morto nel '45. Si è trasformato. Ha cambiato divisa. Ha imparato a usare i social. Ha imparato a parlare di sovranità invece che di razzismo. Ma è sempre lui. E lui, quando trova terreno fertile, cresce. Come la malerba.

(Il PROFESSORE si alza, lascia qualche spicciolo sul tavolo, e si avvia verso l'uscita. Si ferma sulla porta, senza girarsi.)

PROFESSORE

Tuo nonno ha combattuto con un fucile in mano. Tu non devi combattere con un fucile. Devi solo combattere con la testa. E con la memoria. Perché il fascismo, quello vero, non ha bisogno di carri armati per entrare. Ha bisogno solo di gente che smette di pensare. Di gente che dice: "Tanto che differenza fa?" Di gente che preferisce il panino al prosciutto alla libertà. Buon appetito.

(Esce. L'OPERAIO guarda il panino rimasto. La SIGNORA guarda il giornale. Il televisore continua a parlare di denazificazione. Fuori, in piazza, passa un ragazzo con una maglietta con la faccia di Putin. Nessuno gli dice niente.)

CORTINA


Fine

Top comments (0)