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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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Economia e la Russia

Il filo del ragionamento parte da un’affermazione: la Russia avrebbe preferito seguire i dettami di Alexander Dugin (anti-liberalismo, eurasismo, rifiuto dell’economia di mercato) invece di aprirsi all’economia liberale, allontanandosi così dall’Europa.

1. Dugin e la politica economica russa

Dugin è un teorico eurasista che critica il liberalismo occidentale e propugna sovranità economica, autarchia e multipolarità. Tuttavia, la sua influenza diretta sulle decisioni del Cremlino è stata limitata. La Russia ha seguito un modello ibrido di capitalismo di Stato: riforme di mercato parziali negli anni 2000, forte controllo pubblico sui settori strategici e dipendenza strutturale dalle esportazioni di materie prime. L’Europa era il principale partner commerciale (soprattutto energetico) fino al 2022. Il distacco netto è arrivato con l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni occidentali, non con un’applicazione fedele delle tesi di Dugin.

2. Economia estrattiva e guerra

L’economia russa è fortemente estrattiva (petrolio e gas rappresentano una quota rilevante del PIL, del bilancio e delle esportazioni). Questo ha facilitato il finanziamento della guerra grazie alle rendite energetiche e ha ridotto la dipendenza da un’economia più aperta e produttiva. Tuttavia, il commercio con l’Europa non era superfluo: era il canale più redditizio e logistico più efficiente. La sua perdita ha imposto costi reali (sconti verso Asia, perdite di Gazprom, riorientamento forzato).

3. Attacchi alle raffinerie e limiti dell’autarchia

Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe (intensificatisi nel 2025-2026) hanno ridotto significativamente la capacità di raffinazione, provocando carenze di carburanti, divieti di export e importazioni di prodotti raffinati (benzina e diesel) da India, Corea del Sud, Marocco e altri paesi. Non si importa greggio in quantità rilevanti, ma la vulnerabilità a valle della filiera dimostra che l’economia russa non è pienamente autarchica: forte sull’estrazione, più fragile sulla trasformazione industriale.

4. Russia come paese di terra

La Russia è classicamente una potenza di terra (tellurocratica): vastità continentale, forza basata sull’esercito terrestre e sul controllo dello spazio eurasiatico, limitata proiezione marittima. Questo la colloca in contrasto con le potenze marittime (talassocrazie) atlantiche.

5. Mercantilismo e risorse

Essendo una potenza di terra, la Russia non ha sviluppato un mercantilismo commerciale-marittimo classico (come quello britannico o olandese). Il suo è un mercantilismo ristretto, centrato sul controllo e sull’export di risorse naturali sotto tutela dello Stato.

6. L’Italia secondo Dugin

Dugin non definisce l’Italia una potenza di terra pura. La considera piuttosto un paese ambiguo, con eredità romana (tellurocratica) e potenzialità di orientarsi verso una logica continentale e multipolare, distaccandosi dall’Atlantismo.

7. Trump, talassocrazia atlantica e Bannon

Trump non difende la talassocrazia atlantica classica perché segue una logica “America First”: alleanze transazionali, critica al burden-sharing della NATO, preferenza per rapporti diretti con “uomini forti” e scetticismo verso impegni indefiniti (Ucraina ed Europa). Steve Bannon condivide e ha rafforzato questa visione anti-globalista e civilizzazionista (con affinità ideologiche verso ambienti traditionalisti ed eurasisti), ma non è la causa primaria: le posizioni di Trump sono coerenti con il suo pensiero di lungo periodo.

In sintesi: la Russia è una potenza di terra a economia estrattiva e di rendita, con limiti concreti di autarchia. Ha scelto un percorso di sovranità e confronto con l’Occidente che ha portato al distacco dall’Europa. Dugin fornisce una cornice ideologica, ma non è il determinante unico. Trump, dal canto suo, rifiuta il ruolo tradizionale di garante dell’ordine atlantico a favore di un approccio nazionalista e transazionale.

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