Il passaggio di Roberto Vannacci dalla Lega al suo partito personale, Futuro Nazionale, ha creato uno spostamento nel percorso dei flussi di influenza russa in Italia — non una rottura, ma una riallocazione tattica.
Da Salvini a Vannacci: il trasferimento dell'asse
La Lega di Matteo Salvini ha storicamente rappresentato il canale privilegiato per l'influenza russa in Italia. Il caso Metropol del 2018 — con l'incontro all'hotel di Mosca tra l'ex portavoce Gianluca Savoini e intermediari russi per negoziare finanziamenti occulti alla campagna elettorale — ha documentato come il Cremlino vedesse Salvini come "l'Europeo Trump" e "testa di tutta l'ultradestra" europea.
Ma quell'accordo non si concretizzò, e l'inchiesta fu archiviata nel 2023. Nel frattempo, la Lega — pur mantenendo posizioni filo-russe — è rimasta incastrata nella maggioranza di governo con Giorgia Meloni, che ha invece sostenuto l'invio di armi all'Ucraina. È qui che Vannacci diventa interessante per Mosca.
Perché Vannacci è più utile della Lega
Vannacci ha lasciato la Lega nel febbraio 2026 proprio sui fondamentali della politica estera: ha criticato il sostegno militare all'Ucraina, ha definito la Russia "non una minaccia", ha invocato la riapertura dei "rubinetti del gas russo". Come nota il Corriere della Sera, "Mosca avrà in Vannacci un propagandista e un avvocato più efficace di quanto non lo fosse in Salvini". La sua uscita dalla Lega è descritta come una "rottura al contrario": mentre Berlinguer allontanò il PCI dal Cremlino, Vannacci avvicina la destra a Putin.
La logica è fredda: la Lega, pur filo-russa, è vincolata dalla responsabilità di governo. Vannacci, libero da questi vincoli, può spingersi molto più in là nella narrazione filo-putiniana. È un asset di influenza non istituzionale — più radicale, meno controllabile, ma anche più fedele alla linea del Cremlino.
I finanziamenti: la fondazione Generazione Xa
Il cuore del sistema di raccolta fondi di Vannacci ruota attorno alla fondazione Generazione Xa (un riferimento alla X Mas), presieduta dalla moglie Camelia Mihailescu, con direttore generale Massimiliano Simoni, consigliere regionale della Lega in Toscana. Il sistema prevede adesioni a pagamento: 100 euro per i simpatizzanti, fino a 5.000 per la categoria "Diamante".
Qui emerge il dato che sostanzia la tua osservazione. Secondo Repubblica e Report, la raccolta fondi ha coinvolto:
- Vecchi amici russi (legami consolidati durante il periodo in cui Vannacci era attaché militare a Mosca)
- Nuovi amici americani (il network MAGA di Steve Bannon)
- Gianmario Ferramonti, massone legato agli ambienti della destra radicale, amico di Licio Gelli e fondatore della P3, documentato come accompagnatore di Vannacci
Vannacci ha negato qualsiasi finanziamento dal Cremlino, dichiarando che "tutti i finanziamenti al partito sono trasparenti". Ma la struttura della fondazione — con adesioni sotto i 3.000 euro non tracciabili — offre canali opachi perfetti per finanziamenti occulti.
Il contesto personale: Mosca come seconda casa
Non è irrilevante che Vannacci abbia servito come attaché militare a Mosca fino all'espulsione dei diplomatici italiani nel 2022. Durante quel periodo è stato indagato per appropriazione indebita e truffa legata a rimborsi per eventi mai organizzati e indennità per familiari non presenti in Russia — accuse poi archiviate. Questo passato crea legami personali e una familiarità con gli ambienti russi che vanno oltre la mera affinità ideologica.
La conclusione
Non si tratta di un trasferimento di denaro dalla Lega a Vannacci, ma di una migrazione strategica dell'investimento russo. La Lega è diventata un veicolo troppo compromesso: vincolata al governo, bersaglio di inchieste giudiziarie, con Salvini costretto a un equilibrismo tra fedeltà a Putin e fedeltà alla maggioranza Meloni.
Vannacci offre invece un'alternativa pura: un partito personale, una narrazione filo-russa senza filtri, una struttura finanziaria opaca attraverso la fondazione familiare, e un leader che ha dimostrato di preferire la fedeltà a Mosca alla disciplina di partito. Per il Cremlino, è un upgrade tattico. Per la democrazia italiana, è un segnale che la disinformazione e l'interferenza estera stanno evolvendo: non più grandi partiti da finanziare in modo massiccio, ma micro-targeting su figure radicalizzate e strutture parallele.
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