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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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Il Duello dei Pomodori

C'era una volta, in un Paese dove le elezioni erano diventate così noiose che la gente si addormentava davanti ai telegiornali, un uomo che portava in testa un bidone della spazzatura.

Si chiamava Conte Bidonfaccia e veniva dallo Spazio Profondo, precisamente dal Pianeta dei Rifiuti Riciclabili, dove tutti i problemi si risolvevano trasformando le cose brutte in cose utili.

"Io mi candido!" disse un giorno, piantandosi in mezzo alla piazza con il suo elmetto-lattina che brillava al sole.

"A che cosa ti candidi?" gli chiesero i passanti.

"A sindaco, a primo ministro, a tutto! Ma soprattutto mi candido a farvi ridere di nuovo. Perché ridere, in politica, è un diritto che avete dimenticato."


Dall'altra parte del Paese, in una caserma dove le divise erano sempre stirate alla perfezione, viveva il Generale Pomodoro.

Non si chiamava davvero così, ma tutti lo chiamavano così perché un giorno, durante una conferenza stampa, aveva annunciato con voce solenne:

"Sapete tutti che il pomodoro non è italiano?"

La gente si guardò intorno confusa. "E chi l'ha mai detto che lo è?" mormorò qualcuno.

Ma il Generale non sentì. Aveva gli occhi accesi della scoperta, come chi ha trovato un tesoro sotto il divano. "È americano! È arrivato dopo Colombo! È una verità che nessuno vi dice!"

Da quel giorno, ogni volta che parlava, la gente aspettava la prossima "rivelazione". E lui non deludeva mai.

"Sapete che l'acqua bollente scotta? È una verità scomoda!"

"Sapete che il sole sorge a est? È un complotto del politically correct!"


Un giorno, per caso, i due si incontrarono in una piazza di campagna, dove c'era un mercato e l'aria odorava di pane fresco.

Il Generale Pomodoro stava arringando la folla dal palco di un camioncino.

"E poi ci dicono che la pizza è italiana! Ma la mozzarella viene dal latte! E il latte viene dalle mucche! E le mucche non hanno la cittadinanza italiana! È una verità che nessuno osa dire!"

La folla applaudiva, non tanto perché convinta, ma perché applaudire costava meno fatica che spiegare.

Conte Bidonfaccia, che passava di lì con il suo elmetto che faceva clink-clink a ogni passo, si fermò. Si grattò la lattina in testa — un gesto che faceva sempre quando pensava — e poi salì sul palco.

"Scusi, Generale," disse con la voce metallica che usciva dal bidone, "ma lei ha mai visto una mucca con il passaporto?"

Il Generale lo guardò come si guarda una macchia sul muro.

"E lei chi è?"

"Sono Conte Bidonfaccia, e vengo dallo Spazio. E là, nello Spazio, abbiamo scoperto una cosa terribile."

La folla si avvicinò.

"Cosa?" chiese una bambina con un palloncino a forma di cuore.

"Abbiamo scoperto che..." fece una pausa drammatica, "che la luna non è fatta di formaggio!"

Un mormorio di sorpresa.

"È fatta di polvere e sassi! E nessuno ve l'ha mai detto! È una verità scomoda!"

La bambina con il palloncino rise. E quando una bambina ride, anche gli adulti, se hanno un po' di coraggio, ridono.


Il Generale Pomodoro si accese di rosso, più rosso di un pomodoro maturo.

"Lei prende in giro le verità! Io dico cose serie!"

"E io le dico con la stessa faccia seria," rispose Bidonfaccia, "ma la differenza è che io lo so che sono ridicolo. Lei no."

"Io sono un generale! Ho combattuto! Ho visto il mondo!"

"E io ho 5.900 anni e vengo da un pianeta dove i problemi si risolvono ridendo. Vuole sapere come?"

Il Generale non rispose, ma la folla sì.

"Come?"

"Prendiamo tutte le cose che sembrano importantissime, le mettiamo in un bidone, le scuotiamo bene, e poi vediamo cosa resta. Spesso resta qualcosa di utile. Ma spesso — e questo è il bello — non resta niente. E allora capiamo che non erano così importanti."


Il Generale Pomodoro si agitò. Non era abituato a essere confuso. Lui era abituato a dire le cose e a vedere la gente annuire, anche se non capiva bene perché.

"Ma io dico cose che nessuno osa dire!"

"E io dico cose che tutti sanno ma che hanno paura di ammettere. Per esempio: che i politici sono noiosi. Che le promesse elettorali sono come i semi di pomodoro — le pianti e non sai mai cosa viene su. Che il vero coraggio non è dire 'il pomodoro non è italiano', ma dire 'ho sbagliato, mi scuso, proviamo in un altro modo'."

La folla era silenziosa ora. Qualcuno si asciugava una lacrima che non sapeva di avere.


Alla fine, non ci fu un vincitore. Perché nelle fiabe vere, quelle in stile Rodari, non ci sono vincitori e vinti. Ci sono solo persone che imparano qualcosa.

Il Generale Pomodoro scese dal camioncino e andò a casa sua, dove guardò per la prima volta con occhi nuovi il vaso di pomodori sul balcone. Pensò: "Sono arrivati dall'America, ma ora sono qui, e io li annaffio, e loro crescono. Forse le cose non sono 'italiane' o 'straniere'. Forse le cose sono solo... cose. E noi le facciamo nostre, o no."

Fu una scoperta piccola, ma dentro di lui fece un rumore grande, come quando butti una monetina in un pozzo e senti il plash dopo molti secondi.

Conte Bidonfaccia, invece, continuò il suo viaggio. Ma prima di andarsene, lasciò alla bambina con il palloncino una promessa scritta su un foglio di carta riciclata:

"Quando sarai grande, ricorda: la politica è troppo importante per lasciarla solo ai seri. E troppo pericolosa per lasciarla solo ai buffoni che non sanno di esserlo."

La bambina lesse, non capì tutto, ma tenne il foglio nel cassetto dei tesori, accanto a un dente da latte e a una piuma trovata nel parco.


E così, nel Paese dove le elezioni erano noiose, qualcuno cominciò a chiedersi se forse il problema non fossero i candidati, ma il fatto che si era dimenticato come si fa a sognare.

Perché sognare, come diceva un grande poeta che amava i bambini, "non costa niente". E a volte, i sogni più belli sono quelli che ti fanno ridere.


Fine

(Con un pomodoro maturo sul davanzale, che aspetta solo di diventare salsa)

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