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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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Stefano Benni e le fake news

Privacy come difesa personale, la tecnologia invasiva, le fake news e l'intelligenza artificiale in senso critico.


Privacy come "privatezza"

Benni difendeva la sua vita privata con un approccio quasi artigianale. In un'intervista del 2018 ha spiegato:

"Difendo molto la mia privatezza — si dovrebbe dire privacy, lo so, ma io preferisco dire privatezza. [...] Tutte le volte che mi hanno chiesto qualcosa al riguardo ho raccontato un sacco di balle"

Ha costruito una "bugia architettonica" intorno alla sua biografia, consapevole che i giornalisti non controllavano mai. Questo atteggiamento — la resistenza passiva alla sorveglianza mediatica — è coerente con la sua visione della tecnologia come potenziale minaccia alla libertà individuale.


Tecnologia invasiva: il racconto "Numeri"

Benni aveva un atteggiamento ambivalente verso la tecnologia: attratto e spaventato allo stesso tempo. Ha raccontato di aver scritto un racconto intitolato "Numeri", in cui:

"Una persona perde tutti i codici della sua vita e alla fine viene eliminata: non avendo più strumenti a disposizione, con la tua casa che non si apre, la tua macchina che non ti riconosce, alla fine non esisti più, muori. Perché tu sei quei codici. È un racconto molto angoscioso."

Qui emerge chiaramente la sua preoccupazione per la digital identity e la vulnerabilità dell'individuo dipendente da sistemi tecnologici. È un'anticipazione letteraria della discussione attuale sui dati personali e il controllo algoritmico.


Fake news, post-verità e AI

Nel romanzo distopico Baol (1990), Benni aveva già descritto un regime che manipola la realtà attraverso i media. Un saggio di Franco Piccinini ha notato come Benni abbia anticipato l'epoca delle fake news:

"Un governo totalitario che controlla i media non è più fantascienza, ahimè, e Benni scriveva in un momento nel quale ancora non spadroneggiavano i social media, le fake news create con l'intelligenza artificiale e la post-verità era un termine non ancora inventato."


Intelligenza artificiale e diritti d'autore

Dopo la sua morte (settembre 2025), si è aperto un dibattito sulla protezione del suo patrimonio letterario dall'IA generativa. Le sue opere sono particolarmente esposte a:

  • Utilizzo dei testi per addestrare algoritmi di scrittura AI
  • Generazione di opere "nello stile di Stefano Benni"
  • Deepfake testuali e attribuzioni false

Il problema della "fretta" su Internet

Benni individuava nella fretta il problema principale di Internet:

"La fretta di esprimere un'idea. La fretta uccide l'unicità della tua scrittura. Tutti noi abbiamo una scrittura, è uno dei pochi doni che abbiamo, è tutto nostro. [...] È una ricchezza, una risorsa che buttiamo via, che trasformiamo in algoritmo."

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