Gutenberg è l'editor a blocchi introdotto in WordPress dalla versione 5.0 (dicembre 2018). Sostituisce l'editor classico basato su TinyMCE con un sistema modulare in cui ogni contenuto, paragrafo, immagine, intestazione, video, pulsante, è un blocco autonomo che puoi aggiungere, spostare, duplicare e personalizzare direttamente nell'editor visuale. L'obiettivo dichiarato del progetto, documentato su make.wordpress.org/core, è rendere la creazione di contenuti ricchi accessibile senza shortcode, HTML personalizzato o plugin esterni. Questa guida copre tutti gli aspetti dell'editor: dai blocchi base al Full Site Editing, con esempi pratici e riferimenti alla documentazione ufficiale.
Cos'è Gutenberg e come funziona
Cos’è Gutenberg in una frase? È l’editor a blocchi di WordPress: invece di scrivere un testo unico con i formati, componi la pagina con blocchi (paragrafo, immagine, titolo, colonne) che puoi spostare e configurare uno per uno.
Gutenberg è il nome del progetto di sviluppo che ha portato all'editor a blocchi di WordPress. Il nome è un omaggio a Johannes Gutenberg, inventore della stampa a caratteri mobili: la filosofia è la stessa, modularità e riutilizzo. Ogni blocco è un'unità di contenuto con proprietà proprie. Un blocco paragrafo ha allineamento, dimensione del testo e colore di sfondo. Un blocco immagine ha didascalia, dimensione e possibilità di collegamento. Un blocco intestazione ha livelli da H1 a H6.
L'interfaccia di Gutenberg si compone di tre aree principali: la barra degli strumenti in alto (controlli globali e salvataggio), la barra laterale a destra (impostazioni del blocco selezionato e impostazioni dell'articolo) e l'area di lavoro centrale dove inserisci e disponi i blocchi. La barra laterale cambia dinamicamente: se selezioni un paragrafo mostra opzioni di tipografia, se selezioni una immagine mostra opzioni di didascalia e dimensione.
Il progetto Gutenberg è open source e si sviluppa su GitHub. Il repository contiene i pacchetti block-library (i blocchi base) e components (gli elementi UI comuni). Chiunque può contribuire con codice, design o documentazione, come descritto nel Block Editor Handbook su developer.wordpress.org. Lo sviluppo è attivo e gli aggiornamenti arrivano a cadenza bisettimanale, con nuovi blocchi e miglioramenti che periodicamente confluiscono nel core di WordPress.
Gutenberg vs l'editor classico
L'editor classico (TinyMCE) trattava il contenuto come un unico blocco di testo formattato, simile a un word processor. Per creare layout complessi servivano shortcode, HTML personalizzato o plugin page builder. Gutenberg cambia paradigma: il contenuto è una sequenza di blocchi indipendenti, ognuno con controlli visivi propri.
Le differenze principali sono tre. Prima: il layout è nativo. Con l'editor classico una a due colonne richiedeva uno shortcode o un plugin. Con Gutenberg usi il blocco colonne e vedi il risultato immediatamente. Seconda: la portabilità. I blocchi sono standard WordPress: se cambi tema, il contenuto resta leggibile. Con gli shortcode, cambiare tema significava trovare pagine piene di codice morto. Terza: la curva di apprendimento. L'editor classico era familiare a chi usava Word, ma limitato. Gutenberg richiede un periodo di adattamento, ma offre controllo maggiore senza scrivere codice.
Il plugin Classic Editor è disponibile per chi preferisce il vecchio sistema, ma WordPress lo manterrà solo come supporto transitorio. Per chi gestisce siti con migliaia di articoli scritti nel formato vecchio, WordPress converte automaticamente i post in un blocco "Classic" che preserva il contenuto originale. Puoi poi decidere se convertire i vecchi articoli in blocchi uno per uno o lasciarli nel formato legacy. Se stai migrando da un'altra piattaforma, la nostra guida alla migrazione WordPress spiega come trasferire i contenuti senza perdere dati.
Per chi sceglie un tema compatibile con Gutenberg, la nostra guida alla scelta del tema WordPress spiega i criteri di compatibilità e performance da verificare prima dell'installazione.
I blocchi base di Gutenberg
Quali sono i blocchi base di Gutenberg? Quattro: paragrafo, intestazione, immagine e lista. Con questi si scrive la maggior parte di un articolo, e sono quelli da imparare per primi.
I blocchi in una tabella: cosa fa e quando usarlo
Quanti blocchi ha Gutenberg? Decine, ma quelli che servono davvero sono una decina: paragrafo, intestazione, immagine, lista, citazione, cover, colonne, gruppo, galleria e tabella. La tabella in questa pagina dice a cosa serve ognuno e quando non usarlo.
Questa è la pagina che manca a quasi tutte le guide: l’elenco dei blocchi più usati con il loro uso — e soprattutto quando non usarli, che è la parte che si sbaglia di più.
BloccoA cosa serveQuando usarlo (e quando no)ParagrafoIl testo normale, con formattazioneSempre: è il 70% di un articolo. Non usarlo per spazi vuoti: esistono altri blocchi*Intestazione (H2/H3/H4)Titoli e sottotitoliPer dare struttura, seguendo l’ordine gerarchico. Mai per «fare il testo più grosso»: quello è un problema di stile, non di strutturaImmagineUna singola immagine, con didascalia e altQuando l’immagine spiega qualcosa. L’alt va scritto: è anche la descrizione che legge chi non vede l’immagineListaElenchi puntati o numeratiPer sequenze, ingredienti, passi. Non per spezzare frasi che sono testo normaleCitazioneUna frase che viene da qualcun altroQuando la fonte esiste e va riconosciuta. Non per evidenziare tue frasi (per quello c’è lo stileCoverImmagine di sfondo con testo sopraPer le aperture di pagina e le sezioni «hero». Pesante: una o due per sito, non a ogni paragrafoColonneContenuto affiancatoPer confronti brevi e schede. Su mobile vanno in verticale: se il contenuto è lungo, meglio evitareGruppoRaggruppare altri blocchi e dargli uno stile comuneÈ il blocco che rende possibile il layout moderno. Da usare quando più blocchi devono muoversi insiemeGalleriaPiù immagini in grigliaPer set di foto coerenti (immobili, prodotti). Sopra le 4-5 immagini pesa molto: valutare la galleria con caricamento progressivoTabella*Dati comparabiliQuando il lettore deve confrontare valori (anche questa pagina lo usa). Su mobile serve attenzione: le tabelle larghe scorrono male
I blocchi base sono quelli inclusi nel core di WordPress, senza bisogno di plugin aggiuntivi. Coprono la maggior parte delle esigenze di contenuto. Ecco i più usati.
Blocco paragrafo
È il blocco più semplice e più usato. Inserisce un paragrafo di testo con controlli per grassetto, corsivo, collegamento e allineamento. La barra laterale offre dimensione del testo, colore del testo, colore di sfondo e classe CSS aggiuntiva. Il paragrafo è il blocco predefinito: quando premi Invio dopo un paragrafo, Gutenberg ne crea automaticamente uno nuovo sotto.
Blocco immagine
Permette di caricare o selezionare una immagine dalla libreria media. Offre controlli per didascalia, testo alternativo (ALT), dimensione (thumbnail, medium, large, full), allineamento e collegamento. Puoi anche aggiungere un lightbox tramite plugin compatibili. Il blocco immagine supporta il lazy loading nativo di WordPress, che migliora le performance di pagina come documentato nelle linee guida sulla velocità di Google.
Blocco intestazione
Crea titoli da H1 a H6. L'H1 è riservato al titolo dell'articolo, quindi nei contenuti si parte da H2. Il blocco intestazione ha controlli per allineamento e, nella barra laterale, per colore del testo e colore di sfondo. Le intestazioni sono l'elemento principale che i crawler usano per capire la struttura del contenuto: usarle in ordine logico (H2 per le sezioni principali, H3 per le sottosezioni) è una pratica SEO di base.
Blocco lista
Crea liste puntate o numerate. Puoi convertire un paragrafo in lista selezionando il testo e cliccando sull'icona apposita. Le liste supportano il rientro (sotto-liste) trascinando il blocco verso destra. La barra laterale permette di scegliere tra lista ordinata e non ordinare, e di impostare il numero di partenza per le liste numerate.
Altri blocchi base degni di nota: blocco citazione (per citazioni in evidenza), blocco galleria (per griglie di immagini), blocco audio, blocco video, blocco file (per download) e blocco codice (per snippet di codice formattato). Tutti seguono la stessa logica: selezioni il blocco, lo configuri dalla barra laterale, lo sposti trascinando l'icona a sei punti sulla sinistra.
Blocchi avanzati: cover, colonne e gruppo
Come si fanno le colonne in Gutenberg? Con il blocco colonne: si trascina dentro il contenuto che va affiancato. Su mobile le colonne diventano verticali, quindi vanno bene per contenuti brevi: se il testo è lungo, meglio una sequenza normale.
Oltre ai blocchi base, Gutenberg include blocchi più complessi per layout avanzati. Tre di questi coperti in questa sezione sono cover, colonne e gruppo.
Blocco cover
Il blocco cover inserisce un'immagine di sfondo con testo sovrapposto. È usato per intestazioni visive, banner e sezioni hero. Puoi caricare un'immagine o scegliere un colore solido come sfondo. Il testo sovrapposto è un blocco paragrafo standard, quindi puoi formattarlo liberamente. La barra laterari permette di impostare l'opacità dell'overlay, la posizione del punto focale dell'immagine e l'altezza minima del blocco in pixel o viewport height (vh).
Blocco colonne
Il blocco colonne (Columns) crea layout multi-colonna. Puoi scegliere tra diverse varianti: 50/50, 33/33/33, 33/67, 67/33, 25/50/25. Ogni colonna è un contenitore in cui inserisci altri blocchi. Le colonne supportano il wrapping su mobile: su schermi piccoli le colonne si impilano verticalmente. La barra laterale del blocco colonne permette di regolare lo spazio tra le colonne (gap) e di aggiungere classi CSS personalizzate.
Un dettaglio pratico: le colonne di Gutenberg non sono responsive al 100% come le griglie di un framework CSS. Per layout complessi su mobile, conviene testare sempre il risultato su diversi dispositivi. Per la maggior parte dei siti però, le colonne native bastano per creare layout professionali senza page builder esterni. Se stai valutando un tema che supporti bene Gutenberg, la nostra guida alla scelta del tema WordPress spiega i criteri da verificare.
Blocco gruppo
Il blocco gruppo (Group) è un contenitore che raggruppa più blocchi sotto un'unica unità. Puoi assegnargli un colore di sfondo, un'immagine di sfondo, un margine e un padding. Il gruppo è utile per creare sezioni colorate, card con sfondo differenziato o blocchi di contenuto che vuoi spostare insieme. Se selezioni il gruppo dalla lista blocchi (l'icona a sinistra della barra degli strumenti), tutti i blocchi interni si muovono come un blocco unico.
Un altro blocco avanzato degno di nota è il blocco "Separator" (separatore), che inserisce una linea orizzontale decorativa. E il blocco "Spacer", che aggiunge spazio vuoto regolabile in pixel. Entrambi sono semplici ma utili per la spaziatura e la separazione visiva delle sezioni.
Blocchi dinamici
Cosa sono i blocchi dinamici di WordPress? Blocchi che prendono il contenuto dal database invece che dal testo scritto: l’elenco degli ultimi articoli, la ricerca, i commenti. Si aggiornano da soli e stanno soprattutto nei template, non negli articoli.
Un’ultima nota su dove finiscono questi contenuti: i blocchi dinamici sono la ragione per cui in WordPress la distinzione tra articoli e pagine conta ancora — lo stesso editor, due usi diversi. E se lavori con i dati strutturati, la parte schema markup su WordPress si imposta proprio qui, blocco per blocco. Prima di tutto, però, serve un dominio su cui lavorare: dominio e DNS spiegati semplice è il punto di partenza se stai aprendo il sito adesso.
I blocchi dinamici sono blocchi che generano contenuto al momento del render, non al momento del salvataggio. A differenza dei blocchi statici (paragrafo, immagine) che salvano il contenuto come HTML nel database, i blocchi dinamici eseguono codice PHP per produrre l'output. Esempi: blocco "Latest Posts" che mostra gli articoli recenti, blocco "Navigation" che mostra un menu, blocco "Query Loop" che mostra un loop di post personalizzato.
Il blocco Query Loop è il più potente. Permette di creare un loop di articoli filtrato per categoria, tag, autore, numero di post e ordine. Puoi scegliere tra diversi pattern di visualizzazione: griglia, lista, lista con immagine. Il Query Loop è il cuore del Full Site Editing: nei template dei temi a blocchi, lo usi per mostrare gli articoli nell'archivio, nella home page, nelle pagine dei tag.
Per creare blocchi dinamici personalizzati, serve sviluppare un plugin con registerBlockType e una funzione render_callback PHP. La documentazione su developer.wordpress.org/block-editor spiega nel dettaglio il processo di registrazione, i blocchi di attributi e il salvataggio dei dati. Per chi non scrive codice, plugin come Genesis Blocks o Stackable aggiungono blocchi dinamici pronti all'uso.
Pattern e template
Cosa sono i pattern di WordPress? Gruppi di blocchi già composti (una sezione con titolo, testo e immagine, per esempio) che si inseriscono e si adattano. Fanno risparmiare tempo e tengono il sito coerente, perché usano lo stile del tema.
Blocchi riutilizzabili e sincronizzati: la differenza che serve
Che differenza c’è tra blocco riutilizzabile e sincronizzato? Il riutilizzabile è una copia: lo modifichi dove ti serve. Il sincronizzato esiste in un solo punto e appare identico in tutti gli altri: lo cambi una volta e cambia ovunque.
Sono due cose diverse e vengono confusi continuamente — mentre la documentazione ufficiale li distingue con chiarezza. Il blocco riutilizzabile è un gruppo di blocchi che salvi e richiami in più punti: quando lo modifichi in un punto, la modifica vale solo per quel punto, perché ogni richiamo è una copia. Il blocco sincronizzato è un blocco che esiste in un unico posto e viene mostrato in tutti gli altri: lo cambi una volta e cambia ovunque.
- Riutilizzabile: per contenuti che si somigliano ma evolvono separatamente — una struttura di scheda prodotto, un riquadro «chi sono» che in alcune pagine vuole un testo diverso.
- Sincronizzato: per contenuti che devono restare identici ovunque — l’informativa legale, un box con i tuoi contatti, i termini di servizio.
- La trappola: usare il sincronizzato dove serviva il riutilizzabile. Se cambi il blocco pensando di aggiornare una pagina e ne aggiorni venti, hai il problema — e succede la prima volta che lo si prova.
I pattern sono combinazioni predefinite di blocchi che puoi inserire con un clic. WordPress include pattern ufficiali per intestazioni, sezioni testo+immagine, call to action, prezzi e altro. Puoi anche creare pattern personalizzati dal tuo sito e, se usi un tema che li supporta, condividerli con la community. I pattern si trovano nel pannello dei blocchi, sotto la scheda "Pattern".
I template sono layout preimpostati per articoli o pagine. Un tema può offrire template diversi: "Blank" (solo contenuto), "Wide" (larghezza piena), "Canvas" (senza intestazione e piè di pagina). I template si selezionano dalla barra laterale, sotto "Post" > "Template". I temi a blocchi moderni (come Twenty Twenty-Five) offrono template specifici per pagine diverse: home, archivio, singolo prodotto, ricerca.
La differenza tra pattern e template: un template definisce la struttura globale di una pagina (intestazione, contenuto, piè di pagina), mentre un pattern è un blocco di contenuto riutilizzabile all'interno di qualsiasi template. Puoi combinare più pattern in un template per costruire pagine complesse senza partire da zero.
Full Site Editing (FSE)
Cos’è il Full Site Editing? È la possibilità di modificare tutto il sito — intestazione, piè di pagina, template — con l’editor a blocchi, senza toccare il codice e senza un costruttore di pagine esterno. Serve un tema a blocchi.
Gutenberg e la SEO: cosa cambia davvero
Gutenberg fa bene o male alla SEO? Bene, per il markup più pulito e semantico. Il resto dipende da altro: il peso lo decide il tema, la velocità le immagini e i plugin. L’editor in sé non peggiora i Core Web Vitals.
È la domanda che su questo tema resta spesso senza risposta — e su un sito che parla di SEO sarebbe strano non affrontarla. Tre cose, in ordine di importanza.
- Il markup è più semanticamente corretto: i blocchi generano HTML pulito e prevedibile (un titolo è un titolo, una lista è una lista). È il motivo per cui i temi a blocchi si comportano bene sul fronte tecnico: meno div inutili, struttura più chiara per chi legge il codice — motori e assistenti compresi.
- Il peso non è un problema del blocco, ma del tema: un tema a blocchi può essere leggerissimo, perché carica solo gli stili dei blocchi che usi. Il rovescio: un tema a blocchi mal fatto può portarsi dietro CSS per ogni blocco esistente. La differenza la fa il tema, non l’editor.
- L’effetto su Core Web Vitals dipende da te: i blocchi non peggiorano le metriche. Le immagini non ottimizzate, i banner pesanti e i plugin inutili sì — e sono gli stessi interventi che servono su qualsiasi editor. Se il sito è lento, il problema è altrove: il metodo completo è nella guida alle performance di WordPress.
Il Full Site Editing è l'estensione di Gutenberg all'intero sito, non solo ai contenuti. Introdotto con WordPress 5.9 (gennaio 2022), permette di modificare intestazione, piè di pagina, archivi, pagine 404 e template usando i blocchi. Per usare FSE serve un tema a blocchi (block theme): temi come Twenty Twenty-Four, Twenty Twenty-Five, o temi premium come Kadence e GeneratePress nella loro versione block.
Con FSE accedi al "Site Editor" da Aspetto > Editor. L'interfaccia è simile all'editor degli articoli, ma opere su template globali. Puoi modificare il header aggiungendo un blocco logo, un blocco navigazione e un blocco ricerca. Puoi modificare il footer con blocchi colonne e testo. Puoi creare template personalizzati per categorie specifiche: ad esempio, un template diverso per la categoria "Recensioni" e uno per la categoria "Guide".
Il Full Site Editing cambia il ruolo del tema. Prima, il tema controllava l'aspetto e il contenuto era separato. Con FSE, il tema diventa un insieme di template a blocchi che puoi modificare liberamente. Questo riduce la dipendenza dai page builder: per molti siti, un tema a blocchi con FSE sostituisce Elementor o Divi. La documentazione ufficiale su wordpress.org descrive nel dettaglio il flusso di lavoro del Site Editor.
Un aspetto pratico: FSE richiede un hosting performante. I template a blocchi generano più query PHP rispetto ai temi classici, quindi un hosting WordPress ottimizzato fa la differenza. Nella nostra guida all'hosting WordPress in Italia spieghiamo come valutare TTFB, storage NVMe e caching server per ottenere tempi di caricamento sotto i 2 secondi. Prima di modificare template e header con FSE, fare un backup completo è la precauzione giusta: la guida al backup WordPress automatico spiega come configurare UpdraftPlus o Duplicator in pochi minuti.
Gutenberg o Elementor? Il confronto che si fa davvero
Meglio Gutenberg o Elementor? Per blog e siti informativi basta Gutenberg, e con un tema a blocchi copre anche il layout. Elementor ha senso per pagine disegnate a mano. Sconsigliato usarli insieme senza criterio: lo stesso contenuto in due sistemi diversi.
È la domanda che arriva subito dopo «cos’è Gutenberg» — e a differenza di anni fa, oggi la risposta è cambiata. Entrambi fanno la stessa cosa a livelli diversi: Gutenberg è l’editor di WordPress e non richiede nulla in più; Elementor (e Divi) sono costruttori di pagine esterni, che aggiungono un livello di controllo visivo e un pizzico di complessità in più.
GutenbergElementor / Divi*Cosa installiNulla: è dentro WordPressUn plugin esterno, con il suo pesoDove lo usiArticoli, pagine e — con i temi a blocchi — tutto il sitoSoprattutto pagine e layoutPeso sulla paginaPiù leggero: il CSS serve solo i blocchi usatiPiù pesante: il costruttore carica i propri stili e script su ogni paginaSe disinstalliIl contenuto resta, scritto in blocchi standardIl contenuto resta, ma la formattazione va ricostruitaQuando conviene*Blog, siti informativi, chi non vuole dipendere da un pluginPagine disegnate a mano, landing, chi ha già il sito costruito così
La sintesi onesta: per un blog o un sito informativo, Gutenberg basta e avanza — e con un tema a blocchi sostituisce anche il lavoro che prima richiedeva un costruttore. Elementor resta una scelta sensata per pagine disegnate a mano o per chi ha già un sito costruito così. Quello che non funziona è usarli insieme senza un criterio: due sistemi che scrivono lo stesso contenuto in modi diversi, e un articolo non lo sai più dove modificare.
Verdetto
Gutenberg è più difficile dell’editor classico? All’inizio sì, per chi scrive tanto testo: la curva è reale ma si misura in giorni. Con le scorciatoie da tastiera e la vista elenco, la maggior parte degli attriti sparisce in una settimana.
Quando Gutenberg non funziona: quattro problemi comuni e come risolverli
Perché Gutenberg non carica su WordPress? Quasi sempre per un conflitto con un plugin o un tema vecchio, non per un difetto dell’editor. Si prova disattivando i plugin uno per volta, o passando temporaneamente a un tema standard.
Perché Gutenberg non carica o mi dà errore? Nella maggior parte dei casi è un conflitto con un plugin o un tema vecchio, non un difetto dell’editor. Si verifica in due minuti: disattiva i plugin uno per volta (o prova un tema classico come Twenty Twenty-Five) e guarda quando il problema sparisce.
- L’editor non carica (schermata bianca o gira all’infinito): quasi sempre un plugin non compatibile o un tema vecchio. Prova a disattivare i plugin di formattazione e i costruttori di pagine; se serve, passa temporaneamente a un tema standard e verifica. È anche il caso in cui il plugin Classic Editor torna utile — e sì, è ancora mantenuto: 8 milioni di installazioni, aggiornato nel 2026.
- «Questo blocco contiene contenuto inaspettato»: il messaggio più frequente. Significa che il contenuto di quel blocco è scritto in un modo che l’editor non riconosce — di solito dopo un copia-incolla da un altro sito o da un documento Word. Soluzione: clicca sull’opzione per convertirlo in HTML e riscrivi il contenuto in blocchi, oppure usa «Modifica come HTML» per correggere il markup.
- I blocchi non si trascinano o si spostano dove non vuoi: succede con le strutture annidate (un blocco dentro un gruppo dentro una colonna). Apri la vista elenco: da lì si sposta ogni blocco con le frecce, senza trascinare — e si capisce subito dove è finito.
- Vuoi tornare all’editor classico: si può, con il plugin Classic Editor, per un articolo o per tutto il sito. Ma è una scelta a tempo: i temi a blocchi e le nuove funzioni di WordPress si appoggiano all’editor nuovo, e ogni tanto il tempo finisce. Se ti serve solo per un articolo, il blocco «Classico» dentro Gutenberg fa la stessa cosa senza cambiare niente.
Le obiezioni più comuni (e cosa rispondere)
Sarebbe un verdetto incompleto senza l’obiezione più diffusa, quella che si trova in ogni discussione sulle community: «Gutenberg mi rallenta il lavoro, ci metto il doppio del tempo». Nella discussione più seguita sul tema (oltre 190 commenti), la risposta più votata è proprio contro: chi lo usa da anni sostiene che per certe operazioni l’editor classico era più rapido. Non è disinformazione: è un’esperienza reale, e va riconosciuta.
Cosa rispondere, in pratica: la curva di apprendimento è reale ma si misura in giorni, e i tre punti di attrito sono sempre gli stessi. Il primo: chi scrive molto testo trova lento il passaggio fra blocchi — si risolve imparando le scorciatoie da tastiera, che sono decine e coprono quasi tutto. Il secondo: le impostazioni sono in una barra laterale che cambia a seconda del blocco — si risolve usando la vista elenco, che mostra la struttura dell’articolo e permette di spostare blocchi senza trascinare. Il terzo: i blocchi complessi richiedono più clic di uno shortcode — è vero, e il guadagno è dall’altra parte: quello che vedi è quello che ottieni, e il contenuto non dipende da un plugin.
Gutenberg è ormai lo standard per creare contenuti in WordPress. L'editor classico è stato superato in flessibilità e il Full Site Editing sta rendendo opzionale l'uso dei page builder per molti progetti. La curva di apprendimento esiste, ma è ripagata da una maggiore indipendenza: meno plugin, meno shortcode, più controllo visivo. Per chi parte da zero, la raccomandazione è iniziare con i blocchi base (paragrafo, intestazione, immagine, lista) e procedere gradualmente verso colonne, gruppi e cover. Per chi gestisce siti esistenti, la conversione dei vecchi articoli può avvenire un posto alla volta, sfruttando il blocco "Classic" come ponte temporaneo.
Il futuro di WordPress è a blocchi. I temi a blocchi, i pattern e il Full Site Editing sono le direzioni in cui il progetto sta investendo. Imparare a usare Gutenberg non è più opzionale: è la competenza base per chi lavora con WordPress oggi.
Domande frequenti
Gutenberg è gratuito? Sì: è dentro WordPress, non è un plugin a pagamento né un abbonamento. L’unica cosa che si paga, se serve, è un tema (e i temi a blocchi gratuiti sono migliaia).





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