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mazgalin
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Prompt che funzionano: esempi e regole per scriverli bene

La differenza fra una risposta inutile e una risposta che usi sta in due righe della richiesta. Non serve un prompt lungo, non serve una formula magica, e non serve imparare un linguaggio nuovo: servono quattro elementi e l'ordine giusto in cui metterli.

Qui trovi le regole che i fornitori stessi documentano, con i loro esempi prima e dopo, più i modelli di richiesta divisi per compito — scrivere, riassumere, tradurre, chiedere un'immagine — e la spiegazione di perché i «mega-prompt» che girano online funzionano peggio di una richiesta di quattro righe. Alla fine saprai scrivere un prompt tuo, e saprai quando quello che hai scritto non funziona.

In una frase: un prompt che funziona dice chi parla, cosa deve fare, con quali informazioni e in che formato — e mette le istruzioni prima del testo su cui lavorare. Le due regole che fanno la differenza più spesso: le istruzioni in cima e la specificità su lunghezza, formato e destinatario. Tutto il resto è contorno.

Quali sono gli elementi di un prompt che funziona?

La guida ufficiale di Google — «Prompting Guide 101», un PDF di 71 pagine pensato per chi usa Gemini — riduce tutto a quattro aree: Persona, Task, Context, Format. Cioè: chi deve essere l'assistente, cosa deve fare, con quali informazioni, e in che forma deve restituire il risultato. L'esempio che danno è completo e vale la pena copiarlo come modello:

Sei un program manager in [settore]. Scrivi un'email di sintesi esecutiva per [destinatario] basandoti su [dettagli sui documenti rilevanti]. Limita a punti elenco.

Prompting Guide 101, Google — esempio ufficiale

Da notare due cose. La prima: non serve usare tutti e quattro gli elementi ogni volta — la guida lo dice esplicitamente. La seconda, ed è quella che conta di più: il verbo deve esserci sempre. «Riassumi», «scrivi», «cambia il tono», «traduci»: senza un comando, quello che hai scritto è un contesto, non una richiesta.

Infografica: gli elementi di un prompt che funziona, persona, compito, contesto e formato

Le regole ufficiali, con gli esempi prima e dopo

OpenAI documenta le sue regole con esempi contrapposti, ed è il modo più chiaro di vederle — nelle sue «Best practices for prompt engineering» ogni regola ha un esempio ❌ meno efficace e uno ✅ migliore. Questi sono i due che si applicano quasi sempre.

1. Istruzioni e testo vanno separati. Prima l'istruzione, poi il materiale su cui lavorare, delimitato da """ o da ###. L'esempio ufficiale:

❌ Meno efficace: «Riassumi il testo qui sotto come elenco puntato dei punti più importanti. [testo]»
✅ Meglio: «Riassumi il testo qui sotto come elenco puntato dei punti più importanti.
Testo: """[testo]"""»

OpenAI, Best practices for prompt engineering

2. Sii specifico su contesto, risultato, lunghezza, formato e stile. L'esempio ufficiale è quasi brutale:

❌ Meno efficace: «Scrivi una poesia su OpenAI.»
✅ Meglio: «Scrivi una breve poesia ispirata su OpenAI, concentrandoti sul recente rilascio di DALL·E…»

OpenAI, Best practices for prompt engineering

Il motivo per cui funziona è meccanico, non stilistico: ogni elemento in più restringe lo spazio delle risposte possibili. «Una poesia» ne ammette infinite; «breve, ispirata, su questo prodotto, con questo tono» ne ammette poche. Un prompt non è una domanda, è un vincolo.

La stessa richiesta, scritta in tre modi

Vale la pena vederlo su un caso vero, perché la differenza si nota solo confrontando. Obiettivo: un riassunto di un articolo per una newsletter. Versione debole: «Riassumi questo articolo». Versione media: «Riassumi questo articolo in 150 parole». Versione che funziona: «Riassumi l'articolo qui sotto in 150 parole per i lettori di una newsletter che non lo hanno letto. Tono diretto, nessun aggettivo di giudizio, una sola idea per frase. Chiudi con la conseguenza pratica per chi legge. Articolo: """[testo]"""».

Le tre versioni chiedono la stessa cosa. La prima lascia decidere al modello cosa è un riassunto; la seconda fissa una lunghezza; la terza dice per chi, con che tono e come chiudere. È lo stesso salto che gli esempi ufficiali mostrano fra «Scrivi una poesia su OpenAI» e la versione con soggetto, lunghezza e oggetto: non si tratta di scrivere di più, ma di togliere al modello le decisioni che spettano a te.

Tre errori di forma che rovinano un prompt, tutti facili da correggere:

  • La cortesia in eccesso. «Ciao, per favore, se puoi, mi servirebbe…» consuma spazio senza aggiungere un vincolo: il compito va detto.
  • Due richieste in una frase. «Riassumi e traducimi questo, e dimmi se è buono» sono tre compiti: separali, o ne otterrai uno fatto bene e due fatti male.
  • Nessun formato. Se non dici elenco, tabella, paragrafo o JSON, il formato lo sceglie il modello — e sarà quello che vuole lui.

Perché i «mega-prompt» non funzionano?

Su Reddit circolano prompt di tre schermate con regole del tipo «rifiuta l'output se inizia con complimenti», «non usare emoji», «vai 10 volte più a fondo». Uno dei più discussi, in r/PromptEngineering, è un questionario da compilare che impone all'assistente di ricostruire la risposta se una regola viene violata. L'autore stesso, rispondendo a una critica, spiega perché ha scritto «10 volte più a fondo»: «la formulazione serve a sollecitare la tendenza del modello a raccogliere una sfida sotto pressione». È un'ammissione utile: molte di quelle regole non descrivono il compito, provano a «caricare» il modello. E chi ha analizzato il template ha osservato che proprio le istruzioni più rigide «possono creare comportamenti imprevedibili».

C'è un secondo limite, più concreto, raccontato in un altro thread: un utente aveva circa 400 istruzioni di traduzione (un glossario di termini tecnici) e le aveva messe in un PDF, chiedendo all'assistente di seguirle tutte. Risultato: «non le segue sempre». Ha posto la domanda giusta — come si fa a far rispettare un elenco lungo? — e la risposta è dentro il funzionamento del modello: più istruzioni si accumulano, meno peso ha ognuna. Se hai 400 vincoli, i primi dieci contano e gli altri si perdono.

La conseguenza pratica è controintuitiva: la soluzione non è allungare il prompt, è ridurre le cose da dire. Se ti servono 400 traduzioni fisse, quello non è un prompt: è un processo (un glossario applicato a parte, o cento richieste brevi invece di una gigantesca).

I modelli di richiesta, compito per compito

Questi sono i modelli che si usano davvero, divisi per compito. Quelli marcati «ufficiale» vengono dalle guide dei fornitori; quelli marcati «dalla community» sono stati condivisi da chi li usa, e li riporto come sono.

Prima di tutto, però, una nota sulle parole. «Prompt» vuol dire tre cose diverse: il significato più cercato è ambiguo, e i suggerimenti di ricerca lo dimostrano — accanto a «prompt ChatGPT» e «prompt AI» compaiono «prompt dei comandi» (il prompt del terminale), «prompt cowboy» e persino «promptchan», che è un'altra cosa ancora. Se stai cercando come si scrive una richiesta a un'intelligenza artificiale, la formula da usare è «prompt AI» o «prompt ChatGPT». Il resto è rumore. Chi vuole il vocabolario di base trova le due voci del glossario dedicate a prompt e a prompt engineering.

Per scrivere. Il modello è quello di Google, applicato al tuo caso: «Sei un [ruolo]. Scrivi [cosa] per [destinatario] basandoti su [informazioni]. Limita a [formato]». Per un'email: «Sei un project manager. Scrivi un'email a un cliente che ha chiesto una proroga, con tono professionale e senza scuse generiche, massimo 120 parole, con una data concreta». Nota che è tutta informazione, nessuna formula magica. Se stai iniziando, la guida a ChatGPT per principianti copre lo stesso terreno un passo alla volta.

Per riassumere. Qui c'è un trucco che vale più di dieci righe di istruzioni: mettere il compito dopo il testo, con un marcatore esplicito. Un utente di r/ChatGPTPro condivide i due prompt che usa da anni: cominciano con il testo e finiscono con «(fine del TESTO) COMPITO: riassunto in JSON», elencando le chiavi che vuole — titoli, tag, entità con descrizione, riassunti brevi. Un altro commento nella stessa discussione aggiunge la richiesta che quasi tutti dimenticano: «usa il markdown per formattare l'output in modo pulito». Formato esplicito = risultato usabile.

Per tradurre. La tecnica che funziona è la stessa: dire il registro, il pubblico e i termini da non tradurre. La lezione da tenere presente è quella delle 400 istruzioni: funziona finché le eccezioni sono poche. Se hai un glossario vero, applicalo fuori dal prompt.

Per un'immagine. È qui che sta la domanda più grande, e conviene saperlo: cercando «esempi di prompt», le prime quindici proposte di Google riguardano immagini e video (generare immagini, modificarle, Veo, Suno), non testi. La struttura che i modelli grafici si aspettano è quella classica: soggetto → scena → stile → formato. Se cerchi AI per immagini, il confronto fra gli strumenti gratuiti è in migliori strumenti AI gratuiti.

Per confrontare. Qui il valore sta nei criteri, che vanno scritti tu: «Confronta queste due configurazioni di hosting su tre criteri: prezzo del primo anno, limiti di risorse dichiarati, cosa succede quando li superi. Per ogni criterio, una riga di conclusione». Senza criteri elencati, il confronto lo sceglie il modello — e non sarà quello che serve a te.

Per correggere. È il compito in cui si ottengono i risultati peggiori, perché si chiede di «migliorare» senza dire cosa si può toccare: «Correggi solo grammatica e punteggiatura. Non cambiare le parole che ho scelto, non accorciare le frasi, elenca a parte le modifiche che ritieni necessarie». Senza questo vincolo, la risposta è una riscrittura: spesso buona, ma non più il tuo testo.

Lo schema riassuntivo, compito per compito

Se ti serve la versione breve, questa è la tabella da tenere accanto. La colonna centrale è la parte che si dimentica più spesso.

CompitoCosa deve esserci nella richiestaCome si apreScrivereRuolo, destinatario, lunghezza, tono, cosa non dire«Sei un [ruolo]. Scrivi [cosa] per [chi]…»RiassumereIl testo, il marcatore di fine, il formato (elenco, JSON, n parole)«(fine del TESTO) COMPITO: riassumi in…»TradurreLingua di arrivo, registro, termini da non tradurre«Traduci in [lingua] mantenendo [registro]…»ConfrontareI due elementi, i criteri, il formato del confronto«Confronta X e Y su questi tre criteri…»CorreggereIl testo, cosa si può cambiare e cosa no«Correggi solo grammatica e punteggiatura, non toccare lo stile…»Un'immagineSoggetto, scena, stile, formato«Un [soggetto] in [scena], stile [stile], formato [formato]»

Come si capisce se un prompt funziona?

  1. Cambia una cosa per volta. Se modifichi tono, formato e lunghezza insieme, non saprai quale ha funzionato.
  2. Tieni traccia di quello che ha funzionato. Un prompt buono è un oggetto che si riusa, non una frase che si ricorda.
  3. Accorcia prima di allungare. Se la risposta non va, la prima mossa è togliere, non aggiungere regole.
  4. Sposta il compito alla fine quando incolli un testo lungo: il modello legge nell'ordine in cui scrivi.
  5. Chiedi il formato esplicito (elenco, tabella, JSON, 120 parole) invece di sperare che indovini.
  6. Controlla sempre i fatti: un prompt migliore rende la risposta più utile, non più vera.

In sintesi

Un prompt che funziona ha quattro ingredienti — chi parla, cosa deve fare, con quali informazioni, in che formato — e una regola di ordine: le istruzioni prima, il materiale dopo. Gli esempi ufficiali dei fornitori lo mostrano meglio di qualunque teoria: due righe in più spostano la risposta da inutilizzabile a usabile. E i mega-prompt che promettono di «sbloccare» il modello vanno nella direzione opposta: più vincoli si accumulano, meno ognuno pesa — come dimostrano i 400 termini di traduzione che il modello «non segue sempre». Un buon prompt è corto e specifico; quando serve più contesto, si fanno più richieste. Chi ha bisogno del quadro sui modelli trova la differenza fra IA generativa e analitica, e chi parte da zero può cominciare da che cos'è l'intelligenza artificiale.

Domande frequenti

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