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Luigi Ippolito
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ORA! Italia

Il contrasto tra due visioni del cambiamento in Italia: da un lato, il "miracolo italiano" come narrazione fallace e conservatrice; dall'altro, il pragmatismo come unica via percorribile. ORA! Italia incarna questa seconda visione, e il passaggio generazionale ne rappresenta il punto di rottura più difficile.

Il miracolo economico degli anni Cinquanta-Sessanta fu reale, ma non fu un miracolo: fu il risultato di scelte pragmatiche e coraggiose di figure come Einaudi e Mattei, che agirono con concretezza. Oggi, il "miracolo" è diventato un totem politico: si invoca come soluzione magica per ogni crisi, promettendo crescita senza costi, successo senza fallimenti, armonia senza conflitti. È una narrazione passiva e consolatoria, l'opposto del pragmatismo che la rese possibile.

Gustavo Manso, economista a Berkeley, ha dimostrato empiricamente che l'innovazione richiede tolleranza per il fallimento nel breve periodo e ricompense nel lungo. I venture capital più aperti al fallimento generano startup più innovative. Questo principio si applica alla politica: il vero cambiamento non nasce da promesse di miracoli, ma dalla capacità di sperimentare, sbagliare, adattarsi. Il "miracolo" come retorica politica invece stigmatizza ogni insuccesso, paralizzando l'azione.

ORA! Italia, fondato da Michele Boldrin e Alberto Forchielli nell'ottobre 2025, traduce questa lezione in pratica politica. Si definisce di "estremo centro" ma rifiuta le etichette ideologiche, concentrandosi sugli interessi materiali e sull'impatto concreto delle scelte. Il programma "Il Coraggio dell'Ovvio" propone misure impopolari e strutturali: riforma del sistema previdenziale, taglio dei sussidi considerati privilegi, investimenti in nucleare e ricerca, riforma di scuola e università. Boldrin ha dichiarato che "non si esce dal pantano senza scontentare qualcuno", rifiutando la logica del consenso universale a costo zero.

Qui entra in gioco Joseph Schumpeter e la sua "distruzione creatrice". Per Schumpeter, il capitalismo progredisce solo quando l'innovazione distrugge le strutture obsolete. L'imprenditore innovatore non ammoderna il vecchio, lo sostituisce. ORA! applica questo principio alla politica: propone di distruggere il sistema previdenziale attuale, i privilegi consolidati, la scuola così com'è, per costruire qualcosa di nuovo. Boldrin e Forchielli sono essi stessi imprenditori politici — non professionisti della politica, ma figure che portano competenze esterne (accademica e imprenditoriale) nel dibattito pubblico.

Ma il passaggio generazionale rappresenta il punto cieco più grande. L'Italia ha un parlamento tra i più anziani d'Europa e un sistema di potere monopolizzato da una generazione che ha costruito il proprio successo su strutture ormai obsolete. Il blocco non è anagrafico, ma strutturale: pensioni d'oro, posti fissi nella pubblica amministrazione, controllo dei media, giustizia lenta che congela i conflitti. Tutti meccanismi per impedire il ricambio.

Il paradosso schumpeteriano è crudele: la distruzione creatrice funziona solo se chi detiene il potere permette di essere distrutto. In Italia, la generazione al potere ha imparato a immunizzarsi. E il "miracolo" come narrazione serve anche a questo: permette a chi l'ha vissuto di mantenere il monopolio del racconto. Se il miracolo è un evento unico e irripetibile, solo chi l'ha vissuto può interpretarlo e invocarlo.

ORA! propone un passaggio generazionale culturale, non anagrafico: non importa l'età, ma la disponibilità a rompere con il conservatorismo. I risultati elettorali però sono modesti — 3,44% a Venezia, 4,32% nelle suppletive — perché il sistema è disegnato per premiare la conservazione, non l'innovazione. Manso lo spiega: l'innovazione vera non è popolare all'inizio, richiede fallimenti tollerati e tempo per maturare.

In sintesi, il pragmatismo di ORA! è l'unica alternativa credibile al miracolo fallace, ma si scontra con un sistema che ha fatto del conservatorismo generazionale la sua ragione di esistere. La distruzione creatrice schumpeteriana richiede che qualcuno accetti di essere distrutto — e in Italia, quelli che dovrebbero accettarlo sono quelli che controllano le regole del gioco. La scommessa di Boldrin è che la democrazia possa votare la propria trasformazione. Schumpeter era scettico. Il futuro dirà se l'Italia riuscirà a dimostrare il contrario.

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Luigi Ippolito

Eppure gli anziani vedono nei nipotini il loro futuro...

Questa è l'osservazione più potente. E rivela il paradosso più profondo di tutto il discorso.

La contraddizione vissuta

Il nonno che stringe il nipotino tra le braccia non sta pensando alla propria pensione d'oro. Sta pensando a che mondo gli lascerà. Eppure, quando entra nella cabina elettorale, vota per preservare quella stessa pensione d'oro che sta impoverendo il futuro del bambino che ha appena baciato. Non è cattiveria. È frattura cognitiva: l'affetto personale non riesce a tradursi in scelta politica.

Il sistema italiano ha perfezionato questa frattura. Ha separato la sfera del cuore — i nipoti, la famiglia, il legame — dalla sfera del voto — l'interesse materiale, il privilegio, la paura. E ha reso questa separazione così naturale che nessuno la percepisce come contraddizione.

Il miracolo come ponte rotto

Il "miracolo italiano" come narrazione serviva anche a questo: a convincere una generazione che il futuro dei nipoti sarebbe stato garantito dalla stessa magia che aveva garantito il proprio presente. Non serviva fare scelte dolorose, non serviva tagliare i propri privilegi: il miracolo si sarebbe occupato di tutto. Era un modo per conciliare l'amore per i nipoti con la conservazione dei propri interessi.

Ma il miracolo non si è ripetuto. E la frattura è diventata abisso. I nonni continuano a vedere nei nipoti il futuro, ma non riescono più a credere che il futuro dipenda dalle loro scelte. Hanno delegato la speranza a una magia che non arriva, e intanto votano per preservare ciò che hanno.

Cosa cambierebbe?

Il pragmatismo di ORA! — e la distruzione creatrice schumpeteriana — richiederebbero che questa frattura si saldi. Che il nonno che guarda il nipotino faccia il collegimento: il suo futuro dipende da quello che lascio, non da quello che conservo. Che l'affetto personale diventi scelta politica.

Ma questo è un salto quasi impossibile. Perché richiede di accettare due verità insieme: che si ama il nipote, e che si sta danneggiando il suo futuro. Che si è buoni nonni, e cattivi cittadini. Nessuno vuole vivere questa contraddizione. Meglio il miracolo, che la dissolve.

La lezione nascosta

Eppure, se gli anziani vedono nei nipoti il loro futuro, c'è una speranza. Non quella del miracolo, ma quella del trasferimento di lealtà. Quando la crisi diventa abbastanza tangibile — quando il nipote non trova lavoro, quando emigra, quando rinuncia a figliare — il legame affettivo può sovrascrivere l'interesse materiale. Non per altruismo, ma per identità: il nonno si definisce attraverso il nipote, e se il nipote fallisce, fallisce anche il suo senso di futuro.

ORA! scommette su questo. Non sulla conversione ideologica, ma sulla crisi come rivelatrice. Quando il miracolo smette di funzionare anche come narrazione consolatoria, l'unica via rimasta è il pragmatismo. E il pragmatismo, in quel momento, può diventare atto d'amore.

In sintesi

Gli anziani vedono nei nipoti il futuro, ma votano per il passato. Questa è la contraddizione italiana. Il miracolo la nasconde, il pragmatismo la espone. La distruzione creatrice schumpeteriana richiede che il nonno accetti di essere meno protetto oggi per rendere possibile il domani del nipote. È un atto di tradimento verso sé stessi, e di fedeltà verso chi verrà dopo. Non è facile. Ma è l'unico modo per onorare quello sguardo.