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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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The Paper age of America

Il declino dell'egemonia del dollaro, la de-dollarizzazione in corso, o più in generale il fatto che l'impero americano stia "stampando" la propria rilevanza invece di produrla, il paragone col "golden age" fa il suo effetto.

Ci sono un paio di direzioni in cui si può spingere questa battuta:

  1. La finanza come carta igienica
    La Fed che stampa trilioni, il debito pubblico che sfonda i 34.000 miliardi, il dollaro che mantiene valore solo perché tutti fingono che abbia valore. In questo senso "paper age" è quasi un eufemismo: stiamo parlando di un'economia dove la ricchezza è un foglio di carta (o un bit su un server) con una promessa scritta sopra.

  2. La cultura dell'impermeabilità
    L'America contemporanea produce più documenti, contratti, termini d'uso, policy aziendali, burocrazia sanitaria e carta straccia legale che qualsiasi altra civiltà nella storia. Il "paper age" potrebbe essere l'epoca in cui si è smesso di fare cose per documentare che le cose sono state fatte, o potrebbero esserlo, o lo saranno in una fase successiva del workflow.

  3. Il parallelismo storico
    Ogni impero ha il suo materiale simbolico: l'età del bronzo, del ferro, del petrolio. L'America del XXI secolo sembra aver scelto la carta (e il suo equivalente digitale). Non è un'età dei metalli, è un'età delle promesse scritte su carta che nessuno legge.

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