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Michele Carino
Michele Carino

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Ricomincio da COBOL

La tecnologia progredisce velocemente.

Talmente veloce che per chi ha intrapreso la carriera ingegneristica è difficile fare della propria competenza un asset duraturo.

I linguaggi e gli strumenti di riferimento cambiano con una velocità assurda al punto che si rischia di restare fuori dai giochi o peggio investire energie sul cavallo sbagliato.

Ecosistemi stabili e duraturi da imparare a padroneggiare e che permettono di restare a galla ce ne sono pochi.

Di per sé la cosa non è un male, ma è intrinseco dell'essere umano cercare la stabilità.

Impropriamente si parla di resistenza al cambiamento, ma date le circostanze probabilmente la resistenza è verso una modalità di adozione delle tecnologie che non concede il tempo di padroneggiarle veramente.

Questo desiderio ha radice umana profonda anche se da un punto di vista architetturale può sembrare controproducente.

L'ingresso nei giochi dell'intelligenza artificiale poi ha esasperato ancora di più questa sensazione, ormai in una sessione di vibe coding siamo in grado di generare e mettere in produzione complessi funzionali che prima chiedevano settimane nel giro di qualche ora.

Viene a mancare l'essenza dell'attività immersiva tipica di questo lavoro che ha sempre richiesto profonda attenzione e consapevolezza, portando come contropartita alla perdita del piacere stesso nello svolgerlo, specie per chi l'ha scelto come passione.

Non ci si può alienare totalmente dal progresso, ma al tempo stesso neanche affidarcisi completamente stravolgendo le proprie abitudini.

Per tale motivo ho scelto di inziare a studiare il COBOL, quel linguaggio che già 20 anni fa quando ero all'università mi veniva descritto come un dinosauro di altre ere.

Avrei potuto buttarmi sul frontend e studiare il prossimo framework js che diventerà mainstream o prendermi una certificazione di un cloud provider, ma mi sono reso conto dell'effimerità di certe transizioni tecnologiche, mentre invece di programmi COBOL ne è pieno il mondo, dalle P.A. ai sistemi bancari.

Fra le altre cose possiede una gestione delle operazioni con i decimali che a livello di performance generale e precisione sembra non sia stata ancora eguagliata.

Il paragone professionale che più mi sembra corretto è quello dell'archeologo.

Bando alle ciance dunque, probabilmente scriverò ancora di questo mio progetto di studio su queste pagine virtuali.

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