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Michele GeoTapp
Michele GeoTapp

Posted on Originally published at geotapp.com

Il puntino che si muove ogni 12 secondi e il conto che arriva

Renato ha aperto il gestionale nuovo un martedì sera, dopo l’ultimo giro delle guardie. Sullo schermo la mappa di Bergamo, undici puntini che si muovono uno per uno lungo il perimetro dei clienti, il capannone della zona industriale, il centro commerciale, il parcheggio dell’ospedale. C’è una casella che lo tenta più delle altre, l’intervallo di aggiornamento della posizione, impostato di default a un minuto. La sposta su dieci secondi, pensando che così, se qualcuno si ferma troppo a lungo davanti al bar, lo sa subito. Poi si ferma anche lui, la mano sul mouse, perché gli torna in mente un articolo letto mesi prima su un fattorino e un algoritmo che si chiamava Frank.

Non era un caso isolato, ed è la prima cosa che racconta il registro dell’Osservatorio sui provvedimenti europei a chi lo apre per la prima volta. Solo per l’Italia, il Garante per la protezione dei dati personali ha firmato 126 provvedimenti che finiscono in quel registro, quasi tutti attorno alla stessa domanda, cosa può vedere un datore di lavoro di chi lavora per lui, e dove finisce il confine.

Il fattorino della storia di Renato lavorava per Deliveroo Italy. Il 22 luglio 2021 il Garante ha firmato l’ordinanza-ingiunzione n. 285, 2,5 milioni di euro di sanzione, per il modo in cui l’app tracciava circa 8mila rider, la posizione registrata ogni 12 secondi, l’algoritmo Frank che assegnava ordini e turni senza che nessuno potesse correggerlo, senza che i rider sapessero davvero come funzionava. Il provvedimento cita gli articoli 5, 13, 22, 25, 30, 32 e 35 del regolamento europeo, ma la sostanza sta tutta nel primo, quello sulla minimizzazione. Non è vietato sapere dove lavora una persona. È vietato saperlo sempre.

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La differenza che decide una sanzione

Renato non stava costruendo un algoritmo che assegna turni da solo, e le sue guardie non sono ottomila. Ma il meccanismo che lo ha fatto fermare col mouse a mezz’aria è lo stesso che il Garante ha punito, solo in scala più piccola. Quante volte al giorno la tua app salva dove si trova chi lavora per te? Una volta all’apertura del turno e una alla chiusura, o ogni dieci secondi come stava per fare Renato, o ogni dodici come faceva Frank con i rider?

La linea che il registro disegna, provvedimento dopo provvedimento, non passa fra chi usa il GPS e chi non lo usa. Passa fra chi registra un fatto, l’inizio di un turno, la fine, un tocco che il lavoratore stesso vede comparire sul telefono, e chi accumula una scia continua che nessuno gli ha spiegato e che nessuno può correggere quando sbaglia. La prima cosa è una prova. La seconda, prima o poi, diventa un procedimento.

Non è un caso italiano, è un pattern europeo

Allargando lo sguardo il registro conta 439 provvedimenti pubblicabili in dieci paesi, 134 con un importo noto. L’Italia coi suoi 126 non è nemmeno il paese più rappresentato, la Spagna ne ha 255, poi il Belgio con 31, la Francia con 12, e a scendere Danimarca, Svezia, Irlanda, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito. Il motivo di quel divario, quasi certamente, non è che le imprese spagnole controllino i dipendenti peggio delle altre. È che l’AEPD e il Garante pubblicano ogni decisione, mentre altrove qualche autorità diffonde solo un comunicato quando il caso fa notizia. Il registro misura anche la trasparenza di chi lo alimenta, non solo l’errore di chi lo riempie.

Resta però il pattern, ed è quello che conta per chi sta configurando un sistema oggi, in un cantiere, in una guardiola, in un ufficio di una ditta di pulizie. Il tipo di errore si ripete di paese in paese, con lingue diverse e importi diversi, si raccoglie più di quanto serva, non si spiega a chi viene raccolto, e quando qualcosa non torna non c’è nessuno che possa rimetterlo a posto prima che diventi un problema per l’azienda.

Il puntino che si muove ogni 12 secondi e il conto che arriva

Cosa cambia per chi parte adesso

Renato, alla fine, ha rimesso l’intervallo su un minuto, poi ha scoperto che l’app che stava valutando aveva un’opzione più semplice ancora, registrare solo l’apertura e la chiusura del turno, la posizione presa in quei due istanti soltanto, visibile alla guardia stessa dentro la sua app, non una scia nascosta da qualche parte in un server. È esattamente il confine che il registro racconta in 439 modi diversi, una registrazione essenziale, che il lavoratore vede, dove il dato serve a dimostrare che il lavoro è stato fatto, non a ricostruire ogni suo passo. GeoTapp è nato dentro quel confine, un tocco per aprire il turno e uno per chiuderlo, niente nel mezzo, perché il mezzo è dove nascono i 2,5 milioni di euro.

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Fonti

I dati sul provvedimento Deliveroo Italy vengono dal Garante per la protezione dei dati personali, ordinanza-ingiunzione n. 285 del 22 luglio 2021, con la cifra della sanzione confermata dalla ricostruzione dello studio legale Hunton Andrews Kurth, non riportata per intero nella sezione del documento originale consultata.


Pubblicato originariamente su geotapp.com/blog

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