DEV Community

Michele GeoTapp
Michele GeoTapp

Posted on Originally published at geotapp.com

Le novità GeoTapp di questa estate: più prove, più tutele

Sono le sette di sera e squilla il telefono. Dall’altra parte c’è un cliente che ha in mano la fattura e non ci sta: un’ora in più su un cantiere, dice, che lui non ha mai visto nessuno. Chi risponde a quella chiamata, e cosa ha in mano mentre risponde, decide se la telefonata dura due minuti o diventa una discussione che si trascina per settimane.

Il problema raramente è la scorrettezza: quasi sempre è che nessuno ha scritto da nessuna parte perché quell’ora c’era. Un capo squadra ha corretto un orario a mano, magari giustamente, perché il dipendente aveva dimenticato di timbrare l’uscita, ma quella correzione è finita in un foglio Excel personale, o in un messaggio WhatsApp che due mesi dopo nessuno ritrova più. Il dato finale è giusto. Il percorso che ci ha portati è invisibile, e un dato senza percorso, davanti a un cliente che contesta, vale poco più di un’affermazione.

Negli ultimi mesi abbiamo lavorato parecchio proprio su questo punto, e su un paio di altri che gli stanno accanto: cosa succede quando un lavoro coinvolge più sedi, più squadre e un committente che vuole guardare anche lui, senza dover chiamare qualcuno ogni volta che gli serve una prova. Qui sotto le novità vere, quelle già in funzione, non quelle sul foglio di lavoro.

Vuoi vedere come una correzione tracciata cambia una telefonata con un cliente diffidente?

Nessuna carta di credito, in 2 minuti

Apri il trial

Operaio fotografa una prova di intervento con lo smartphone

Chi ha corretto un orario, e perché

Le correzioni manuali adesso lasciano una firma. Quando in ufficio si modifica una timbratura, il sistema chiede prima il motivo, non dopo: perché chiederlo per ultimo lo trasforma in un dazio da sbrigare quando ormai la decisione è già presa, mentre chiederlo all’inizio costringe a pensarci. Quella riga corretta compare nella lista con un’etichetta chiara, “corretta a mano”, visibile a chi guarda le ore senza bisogno di indagare, e finisce in un registro eventi consultabile da chi amministra l’azienda: chi, quando, da cosa a cosa, perché. Si può scaricare in CSV e portarlo a una riunione, invece di ricostruirlo a memoria.

Non è burocrazia in più. È la differenza fra dire “ci siamo accorti dell’errore e l’abbiamo sistemato” e poterlo dimostrare in dieci secondi, motivo compreso, alla persona che sta guardando quella fattura la sera al telefono.

Il committente che vuole guardare da solo

C’è un secondo tipo di telefonata, ancora più frequente della prima: quella in cui è il cliente stesso a chiedere di vedere le prove, non perché contesta qualcosa, ma perché deve rendicontare a sua volta a chi sta sopra di lui. Un direttore di stabilimento che deve mostrare al suo responsabile che le pulizie sono state fatte, un condominio che vuole controllare senza passare dall’amministratore ogni volta.

Il portale cliente adesso distingue tre livelli di accesso: chi può solo guardare lo stato del lavoro, chi può anche verificare una prova nel dettaglio, e chi può scaricarla. Non tutti i committenti hanno bisogno di tutto, e non tutti dovrebbero averlo: un livello di accesso troppo largo è un problema di riservatezza travestito da comodità. Sullo stesso fronte è arrivato un modulo pensato apposta per chi riceve il lavoro, per segnalare un’anomalia, un difetto, qualcosa che non torna, e seguirla fino alla chiusura senza che la conversazione si disperda fra email ed telefonate.

E chi vuole controllare una prova senza nemmeno passare dal portale può farlo con il verificatore, uno strumento a parte che legge il pacchetto scaricato e ne conferma l’autenticità anche da un computer senza connessione internet. Serve a una cosa sola: fare in modo che non ci si debba fidare di noi sulla parola, quando è possibile controllare da soli.

Più sedi, uno sguardo solo

Chi gestisce più cantieri o più sedi contemporaneamente aveva un problema diverso: sapeva cosa stava succedendo su un sito solo aprendolo uno per uno. Adesso c’è una vista che li mette tutti in fila, pianificato, in corso, fatto, aperto, e dice a colpo d’occhio dove serve davvero andare a guardare, invece di scoprirlo a sera scorrendo i messaggi.

Accanto a questa vista ne è arrivata una che lavora da sola, in silenzio: confronta cosa era pianificato con cosa sta realmente accadendo, e se un turno parte in ritardo avvisa chi doveva timbrare, se il ritardo diventa serio avvisa anche chi amministra l’azienda. Non è una notifica in più da ignorare: è la differenza fra accorgersi di un cantiere scoperto a mezzogiorno, quando il cliente ha già chiamato, o alle otto e un quarto, quando c’è ancora tempo per rimediare.

Le prove che non si perdono, e dove restano

Chi lavora in un seminterrato, in una galleria, in un capannone dove il segnale va e viene, conosce bene il momento in cui lo smartphone dice “invio fallito” e la foto resta lì, appesa. La coda di invio è stata rifatta per essere più solida proprio su questo: la foto si scatta e si registra subito sul telefono, e riparte da sola non appena torna rete, anche se nel frattempo l’app è stata chiusa. Il documento non dipende dal fatto che qualcuno si ricordi di riaprire l’applicazione a fine turno.

Su dove restano quelle foto e quei dati, un’ultima cosa che vale la pena dire chiaramente: sono ospitati in Europa. Non è un dettaglio da capitolato tecnico, è la risposta a una domanda che sempre più clienti fanno prima ancora di firmare.

Quante di queste telefonate avresti evitato, se la prova fosse già stata pronta prima che il cliente la chiedesse?

Prova tutte le novità nel trial gratuito di 14 giorni

Nessuna carta di credito, attivazione in due minuti

Apri il trial


Pubblicato originariamente su geotapp.com/blog

Top comments (0)