Tokenizzare un asset è la parte facile. Il token è un diritto, e un diritto vale quanto l'obbligo che ha dietro. Ecco la checklist che guardo davvero quando ne rivedo uno.
Legame: chi garantisce che 1 token = 1 unità del bene, nel tempo? Un custode, una società veicolo, un contratto — non lo smart contract.
Riscatto: brucia il token, rilascia il bene. Chi è obbligato a consegnare, e cosa succede in caso di inadempienza o congelamento dei trasferimenti? È il percorso che quasi tutti lasciano sottile.
Prova delle riserve: verificabile e firmata con una cadenza, non un comunicato.
Permissioned transfer per i beni regolati: allowlist, identità, restrizioni scritte nel token, non uno strumento al portatore.
Lo smart contract è la punta visibile. Il sistema è il layer di integrazione intorno: osserva gli eventi on-chain, riconcilia ogni token col record fuori catena, traccia i riscatti, scrivi dove il revisore può leggere. Ingegneria di integrazione ordinaria, e lì vanno i mesi.
Versione completa: https://www.omarbaruzzo.it/it/blog/tokenizzare-non-e-possedere
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