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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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Italia ed est europeo

L'Europa dell'Est non è un blocco omogeneo. È un arcipelago di economie tech in rapida trasformazione, ognuna con un profilo diverso, e tutte stanno diventando rilevanti per la Germania in modi che l'Italia non può ignorare.


La Polonia è l'elefante della regione. Il suo mercato IT vale circa quindici miliardi di euro, il più grande dell'Europa centrale e orientale. Ha quasi duemila centri di servizi aziendali e quasi mezzo milione di persone che lavorano nel settore. Google e Microsoft hanno centri di ricerca e sviluppo a Varsavia. I salari dei programmatori senior superano i seimila euro netti al mese su contratto B2B, il che significa che la Polonia non è più una destinazione a basso costo: è una destinazione di alta qualità.

La Repubblica Ceca è il centro stabile. Il mercato ICT dovrebbe raggiungere i ventiquattro miliardi di euro entro il 2026, con una crescita costante del due virgola uno per cento annuo. Ha una base industriale potente, specialmente automotive, che genera domanda di sistemi embedded, automazione industriale, soluzioni enterprise. Microsoft, IBM e Oracle hanno centri di ricerca e sviluppo a Praga. I professionisti cechi sono tra i più qualificati della regione, con un mercato del lavoro più stabile rispetto alla Polonia.

L'Ungheria è il magnete per gli investimenti. Ha una tassazione societaria al nove per cento, la più bassa della regione, e offre esenzioni fiscali per i programmatori. L'adozione del cloud da parte delle aziende è al trentasette virgola uno per cento, e l'analisi dei dati al cinquantatre virgola due per cento, ben sopra la media europea del trentatre virgola due. Questo significa che le aziende ungheresi sono mature e esigenti. Ma il mercato startup è meno dinamico, e l'innovazione è concentrata in poche grandi corporation straniere.

La Romania è il contendente in più rapida crescita. Le esportazioni di servizi IT sono passate da ventiquattro virgola nove miliardi di euro nel 2023 a una previsione di quarantaquattro virgola otto miliardi entro il 2028, con una crescita annua del nove virgola uno per cento. È la traiettoria più veloce del gruppo. Ha centoventimila programmatori e oltre trecentosessanta aziende di sviluppo software. Il successo di UiPath, il primo unicorn romeno, ha creato un effetto traino. Ma i salari sono i più bassi della regione, tra i venticinque e i cinquanta dollari l'ora, e la qualità percepita è più discontinua.


Cosa unisce questi paesi? Tre cose.

Primo, il nearshoring. Le aziende tedesche stanno spostando servizi IT in Europa orientale non solo per risparmiare, ma per accedere a talenti che non trovano in patria. In Germania mancano centoventiquattromila professionisti IT. Il tempo medio per coprire una posizione specializzata supera i sette mesi. L'Europa orientale offre un milione e trecentomila sviluppatori, fuso orario identico, contesto culturale simile, inglese fluente. Il risparmio stimato è del quaranta per cento annuo per dipendente, e in alcuni casi fino al settanta per cento.

Secondo, l'evoluzione dei centri di servizi condivisi. Non si tratta più di call center o data entry. I centri di servizi condivisi in Europa orientale stanno diventando Global Business Services, che integrano attività ad alto valore aggiunto, analisi, consulenza, persino ricerca e sviluppo. La Polonia ha quasi duemila di questi centri. La Germania li usa per delegare funzioni strategiche, non solo operative.

Terzo, la convergenza con la domanda tedesca del futuro. Uno studio KPMG del 2026, condotto tra centoquindici aziende tedesche attive nella regione, rivela che i settori strategici per il futuro in Europa centrale e orientale sono: energie rinnovabili, mobilità elettrica, tecnologia delle batterie, lavorazione delle materie prime, intelligenza artificiale e automazione. Come sede di produzione, i centri di servizi condivisi dominano con il settantaquattro per cento delle risposte. Come sede di ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale e automazione sono al primo posto con il trentotto per cento.


E l'Italia in tutto questo? L'Italia non è nell'Europa orientale, ma compete con l'Europa orientale per la stessa domanda tedesca. E in alcuni ambiti perde.

L'Italia ha aziende tech solide, un tessuto di system integrator, una tradizione industriale che genera domanda interna di automazione e software. Ma non ha la scala della Polonia, la stabilità della Repubblica Ceca, i vantaggi fiscali dell'Ungheria, la crescita esplosiva della Romania. E soprattutto non ha la stessa attrattiva per il nearshoring: i salari italiani sono più alti, la burocrazia è più pesante, l'inglese professionale è meno diffuso.

La Germania nel 2026 spende ottantasei miliardi di dollari in servizi IT. Una fetta crescente di questa spesa va in Europa orientale. Non perché la Germania preferisca la Polonia all'Italia, ma perché la Polonia offre ciò che la Germania cerca in quel momento specifico: talento tech abbondante, costi contenuti, prossimità culturale, stabilità regolamentare.


La Germania sta abbandonando la manifattura tradizionale per abbracciare servizi, tecnologia, intelligenza artificiale. L'Italia rischia di perdere il suo primo cliente perché vende ciò che la Germania compra meno. La Lituania è un esempio estremo di come un piccolo paese possa cavalcare questa transizione. L'Europa orientale è la piattaforma su cui la Germania sta costruendo il suo futuro tech.

L'Italia non è fuori gioco. Ma deve correre. Deve trattenere i talenti, semplificare la burocrazia per le startup, attrarre investimenti in ricerca e sviluppo, rendere il proprio mercato tech competitivo con quello dell'Europa orientale. Altrimenti la Germania continuerà a comprare manifattura italiana in calo, e servizi tech in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Lituania. Non perché odia l'Italia. Perché l'Italia non vende ciò che la Germania sta comprando.

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