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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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Lo smiracolo.

La Favola del Miracolo Manso e del Drago Antifragile

C’era una volta, in un paese chiamato Itaglia (perché aveva perso la “L” di Libertà sotto un cumulo di moduli), un popolo che viveva in attesa del Miracolo.
Ogni mattina, nelle piazze di Roma, Milano e Palermo, la gente si riuniva sotto un grande albero di fico (senza fichi, ovvio) e recitava il mantra: «Venga a noi il Miracolo, che ci tolga le tasse, ci ripari i treni, ci faccia ricchi senza lavorare e belli senza dieta». I politici, che erano tutti cugini di secondo grado di qualcuno, salivano su un palco di cartone dorato e promettevano: «Il Miracolo è dietro l’angolo! Basta un decreto, un condono, un uomo della provvidenza con la cravatta giusta!».
Ma il Miracolo non arrivava mai. Arrivavano invece le bollette, le code allo sportello, le leggi di 478 pagine scritte in burocratese antico e il cugino del ministro che vinceva l’appalto per i semafori intelligenti (che rimanevano stupidi).
Un giorno arrivò in paese un ometto strano, con gli occhiali storti e un libro sottobraccio intitolato Antifragile. Si chiamava Talèb Manso, mezzo libanese mezzo emiliano, parlava come un oracolo che aveva mangiato troppi peperoncini.
«Il Miracolo» disse «è una fregatura da Cigno Nero. È come aspettare che vi cada dal cielo una bistecca fiorentina cotta al punto giusto. Invece di aspettare il Miracolo, dovete diventare antifragili. Rompetevi un po’, imparate dal colpo, crescete. E soprattutto: decentralizzate!»
La gente rise. «Ma come, professore? Noi siamo un popolo di santi, poeti e navigatori… e soprattutto di raccomandati!»
Talèb Manso non si arrese. Prese un bastone e disegnò per terra una mappa magica. «Guardate l’Estonia» disse. «Un paese piccolo come un prosciutto di Parma, uscito dal comunismo con le pezze al culo. Invece di aspettare il Miracolo Sovietico 2.0, hanno fatto il Salto della Tigre: computer nelle scuole, una strada digitale chiamata X-Road che non è una strada ma un ponte invisibile tra tutti i dati, e un e-Residency che permette a chiunque di aprire un’azienda stando in mutande a casa propria.»
A Itaglia scoppiò il caos.
Il Barone della Burocrazia, un mostro con mille tentacoli di carta bollata, ruggì: «Mai! Se decentralizzate, come faccio a controllare tutto dal mio ufficio con vista sul Colosseo?».
Ma un giovane sindaco di un paesino del Nord, tale Gino il Pragmatico, ascoltò. Fece una cosa rivoluzionaria: provò. Mise i servizi comunali online con firma digitale, lasciò che ogni artigiano registrasse la partita IVA in cinque minuti, creò un piccolo fondo per chi falliva al primo tentativo ma imparava (il “Fondo Manso”).
All’inizio fallirono in tanti. Ma i fallimenti erano piccoli, veloci, istruttivi. Come idranti che perdono acqua: alla fine il giardino fiorì. Le startup spuntavano come funghi dopo la pioggia, i giovani non emigravano più, e persino il Sud cominciò a copiare l’esperimento perché vide che funzionava.
Il grande Miracolo, offeso, provò a tornare: promise soldi europei a palate, un ponte sullo Stretto fatto di sogni e un condono tombale. Ma la gente, ormai un po’ antifragile, rispose: «Grazie, ma preferiamo crescere con le nostre gambe. I piccoli miracoli quotidiani, fatti di codice, di fiducia, di fallimenti che insegnano».
E così, piano piano, Itaglia smise di aspettare l’Uomo della Provvidenza e cominciò a diventare un paese di persone della Provvidenza – ciascuna nel suo piccolo pezzo di terra, collegato agli altri da strade digitali sicure e da un patto semplice: merito, prova, correggi, riprova.
Talèb Manso, seduto sotto l’albero di fico (che nel frattempo aveva messo i frutti perché qualcuno l’aveva innaffiato), sorrideva.
«Vedete?» disse. «Il vero miracolo è non averne più bisogno.»
E da quel giorno, quando qualcuno in Itaglia diceva «Ci vorrebbe un miracolo», gli rispondevano: «No, ci vorrebbe un po’ di X-Road, un po’ di antifragilità e tanta, tanta pazienza pragmática».

Fine. (O forse inizio.)

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