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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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Corporativismo fascista e Taleb

Il confronto tra il corporativismo fascista e la critica al crony capitalism di Taleb è un esercizio storico-filosofico stimolante, ma richiede cautela: le due realtà sono profondamente diverse, pur condividendo alcune superfici di contatto.


Le radici storiche del corporativismo fascista

Il corporativismo fascista non è nato dal nulla. Le sue radici affondano in tre terreni distinti.

Primo: il sindacalismo rivoluzionario. Da Georges Sorel e il sindacalismo rivoluzionario italiano — Lanzillo, Panunzio, Orano — il fascismo ereditò il mito della violenza come motore della storia e l'idea di una società organizzata in corpi intermedi. Mussolini stesso subì questa suggestione.

Secondo: il corporativismo cattolico. Nei circoli contro-rivoluzionari francesi, tedeschi e austriaci del XIX secolo — Le Play, De La Tour du Pin, Toniolo — si elaborò una dottrina corporativa che idealizzava le gilde medievali come luoghi di armonia sociale, contrapposte alla "disgregazione individualistica" liberale. Questo "corporativismo di associazione" era pensato come costruzione dal basso, non imposto dall'alto.

Terzo: il nazionalismo economico. Corradini, Coppola e Maraviglia fornirono la componente nazionalista: l'economia al servizio della potenza dello Stato.


Il corporativismo fascista in pratica

L'ordinamento corporativo fascista si realizzò in tre fasi. Nel 1926, la legge sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavoro istituì il sindacato unico fascista, abolì lo sciopero e la serrata, e creò la Magistratura del lavoro. Nel 1927, la Carta del Lavoro definì le corporazioni come "organizzazione unitaria delle forze della produzione" e, soprattutto, "organi dello Stato". Nel 1934, la legge n. 163 istituì 22 corporazioni con funzioni consultive, conciliative e normative, culminando nel 1939 con la Camera dei fasci e delle corporazioni.

Il risultato? Un sistema in cui le corporazioni erano formalmente autonome ma sostanzialmente subordinate allo Stato. La Treccani nota che il problema fondamentale rimase quello dell'unità del potere: contro il corporativismo di Manoilescu si ribadì la necessità di un "centro" munito del potere di decisione finale. Persino Pio XI, nell'enciclica Quadragesimo anno del 1931, temeva che il sistema avesse "carattere eccessivamente burocratico e politico" e servisse a "particolari intenti politici piuttosto che all'avviamento di un migliore assetto sociale".

In pratica, le corporazioni venivano spesso escluse dalle decisioni economiche fondamentali. Né l'IRI del 1933 né gli enti autarchici consultarono mai seriamente le corporazioni, che rimasero in un limbo istituzionale.


Taleb vs. corporativismo fascista: punti di contatto e divergenze

Rapporto Stato-economia. Il fascismo realizzò uno Stato totale, con corporazioni come organi statali. Taleb propone uno Stato minimalista, senza alcun "too big to fail".

Grandi imprese. Nel fascismo erano protette e integrate nel sistema statale. Taleb le critica per l'assenza di "skin in the game".

Fallimento. Nel fascismo era impedito o socializzato. Per Taleb è da celebrare come meccanismo selettivo.

Decentralizzazione. Il fascismo costruì una gerarchia piramidale centralizzata. Taleb preferisce piccole imprese e localismo.

Rappresentanza. Il fascismo impresse un sindacato unico con monopolio della rappresentanza. Taleb vede il mercato come luogo di rappresentanza spontanea.

Ideologia. Il fascismo fondò il nazionalismo e il mito dello Stato forte. Taleb fonda sull'antifragilità e sull'epistemologia del rischio.


La superficie di contatto: la critica al liberalismo

Sia il corporativismo fascista che Taleb criticano il liberalismo economico, ma per ragioni opposte.

Il fascismo vedeva nel liberalismo una forza disgregatrice, individualista, priva di "spirito di corpo". Voleva sostituire il mercato con un ordine organico-statale.

Taleb critica il liberalismo corrotto, quello in cui le grandi corporation si alleano con lo Stato per eliminare il rischio. Non vuole abolire il mercato, ma ripristinarlo rimuovendo i sussidi impliciti.


La divergenza fondamentale: il ruolo dello Stato

Per Taleb, il problema del crony capitalism è che lo Stato interviene troppo salvando i falliti. Per il fascismo, il problema era che lo Stato non controllava abbastanza. Mussolini voleva che le corporazioni fossero organi dello Stato; Taleb vorrebbe che lo Stato non toccasse le banche che assumono rischi eccessivi, lasciandole fallire.


La convergenza più interessante: il "corpo" come metafora

Entrambi usano il linguaggio del "corpo", ma con significati diversi. Il fascismo parlava di corporazioni come organi di un corpo sociale organico, gerarchico, finalizzato. Taleb parla di "skin in the game" come tessuto connettivo che lega l'individuo alle conseguenze delle sue azioni. Il primo è un corpo politico-statale; il secondo è un corpo epistemologico-rischioso.


Conclusione

Il corporativismo fascista e il crony capitalism denunciato da Taleb condividono solo una cosa: la presenza di un'intrecciatura perversa tra potere economico e potere politico. Ma la direzione di questa intrecciatura è opposta.

Nel fascismo, le corporation sono assorbite dallo Stato. Nel crony capitalism, lo Stato è catturato dalle corporation.

Taleb non è un corporativista. È, se mai, un libertario del rischio: vuole che il fallimento sia possibile, che nessuno sia "too big to fail", che la selezione naturale del mercato operi senza paracadute statali. Il corporativismo fascista, al contrario, era un tentativo di sostituire la selezione di mercato con un ordine politico-statale. Le radici storiche del corporativismo fascista — sindacalismo rivoluzionario, cattolicesimo sociale, nazionalismo economico — sono lontane anni luce dall'epistemologia del rischio di Taleb.

L'unica lezione che potrebbe trarsi da questo confronto è che qualsiasi sistema che annulla la responsabilità individuale — che sia per via statalista-fascista o per via corporativista-crony — produce gli stessi effetti perversi: crescita di attori fragili, moral hazard, e infine collasso. Ma i rimedi proposti sono antitetici.

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