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Luigi Ippolito
Luigi Ippolito

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Gustavo Manso e l'R&D

Gustavo Manso, economista della Haas School of Business a UC Berkeley, ha costruito una teoria che spiega esattamente perché il sistema italiano — con la sua classe imprenditoriale protetta, i contratti che puniscono il fallimento, e una cultura del "non sbagliare mai" — è strutturalmente avverso all'innovazione.

Nel suo paper fondamentale Motivating Innovation (2011, Journal of Finance), Manso modella l'innovazione come un problema di exploration versus exploitation: da una parte l'esplorazione di metodi nuovi e non testati, dall'altra lo sfruttamento di metodi noti. La scoperta chiave è che il contratto ottimale per motivare l'innovazione è il contrario di quello che premia la produttività. Se vuoi che qualcuno sfrutti ciò che già funziona, premi il successo immediato, misura a breve termine, minaccia il licenziamento. Se vuoi che qualcuno innovi, devi tollerare — e a volte persino premiare — i fallimenti iniziali, misurare a lungo termine, garantire la sicurezza del posto. Manso lo dimostra formalmente: il contratto ottimale per l'esplorazione comporta una sostanziale tolleranza per i fallimenti iniziali e una ricompensa per il successo a lungo termine.

L'Italia ha costruito un sistema che fa esattamente l'opposto.

La cultura del "non fallire" in Italia è ancora radicata. Il fallimento imprenditoriale è stigmatizzato, il sistema fallimentare è creditor-friendly, non debtor-friendly. Manso e altri hanno mostrato che i codici fallimentari più favorevoli ai debitori — che permettono di riprovare dopo un insuccesso — stimolano l'innovazione a livello di impresa. In Italia, fallire è un marchio, non un passaggio.

I contratti nelle imprese italiane — piccole, familiari, con governance chiusa — premiano l'exploitation, non l'exploration. Manso, insieme a Ederer, ha dimostrato sperimentalmente che il pay-for-performance standard inibisce la creatività e l'innovazione. I soggetti sotto tale regime tendono a mettere energia nel perfezionare ciò che già funziona invece di cercare soluzioni migliori. In Italia, dove la maggior parte delle imprese opera su margini stretti e orizzonti brevi, questo effetto è amplificato.

La minaccia di licenziamento blocca l'innovazione. Manso nota che la minaccia di licenziamento può minare gli incentivi all'innovazione, mentre meccanismi come i golden parachute possono alleviare questi effetti. In Italia, il licenziamento è politicamente e socialmente carico, ma non c'è un sistema di protezione selettiva per chi sperimenta. La protezione è uniforme e non differenziata per il rischio innovativo.

L'orizzonte temporale è corto. Le imprese legate alla politica operano su cicli elettorali e contratti pubblici a breve termine. Manso sottolinea che la scoperta derivante dall'esplorazione diventa sempre più preziosa se si aggiungono periodi al modello. Più lungo è l'orizzonte, più vale la pena sperimentare. L'orizzonte politico-elettorale italiano è letale per l'innovazione.

La classe imprenditoriale che vive di relazioni politiche non ha bisogno di innovare perché non affronta il trade-off exploration versus exploitation. Non deve scegliere tra rischiare su idee nuove o sfruttare metodi noti. Ha un terzo percorso: la rendita della relazione politica. Il suo contratto implicito è già quello dell'exploitation: la politica premia la fedeltà, la stabilità, il mantenimento dello status quo. Il messaggio è: non innovare, non disturbare, e continuerai a ricevere contratti. In questo sistema, il fallimento è intollerabile perché mette a rischio la relazione politica, e quindi l'accesso alla rendita. L'innovazione diventa un rischio sistemico, non solo economico.

La teoria di Manso non dice che gli imprenditori italiani sono cattivi o pigri. Dice che il sistema di incentivi in cui operano è progettato per produrre exploitation, non exploration. La collusione politica è un meccanismo di lock-in: una volta che il gioco premia le relazioni, chiunque voglia innovare deve competere non solo sul mercato, ma contro un sistema che gli costa di più.

In questo senso, l'Italia non ha un problema di mancanza di cultura dell'innovazione. Ha un problema di architettura dei contratti — quelli impliciti tra politica e impresa, quelli espliciti tra manager e lavoratori, quelli sociali intorno al fallimento — che rende l'innovazione razionalmente irricevibile per chi ha accesso alla rendita protetta.

Come scrive Manso: se i principali sono preoccupati che l'agente non lavorerà sodo, potrebbero volere una credibile minaccia di licenziamento. Ma se la loro preoccupazione principale è motivare l'agente a innovare, devono fornire garanzie che il posto di lavoro è sicuro. In Italia, il posto di lavoro è sicuro per chi non innova. Per chi innova, nessuno garantisce nulla.

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